Il Tirreno

Pistoia

In 79 nei guai per i permessi facili ai cinesi

di Fabio Calamati
In 79 nei guai per i permessi facili ai cinesi

Chiusa l’inchiesta bis, nei guai pistoiesi e pratesi che dichiaravano falsi contratti di lavoro e di affitto agli immigrati

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PISTOIA. Sono fascicoli di 46 pagine, con l’intestazione della Procura della repubblica di Pistoia, firmate dal sostituto procuratore Francesco Sottosanti. Settantanove in tutto, sono arrivati nei giorni scorsi agli studi di decine e decine di avvocati, per lo più pistoiesi. Si tratta degli avvisi di conclusione delle indagini per l’inchiesta-bis sugli affitti e i contratti di lavoro fantasma ai cittadini cinesi.

Le prime sei pagine e mezzo di ciascun atto riportano semplicemente un elenco di 79 nomi: sono quelli di proprietari di abitazioni e datori di lavoro compiacenti, che – secondo l’inchiesta della Digos – in cinque anni, dal 2004 al 2008, hanno messo a disposizione centinaia di dichiarazioni e contratti fasulli per rendere possibile l’arrivo in Italia di cittadini stranieri, quasi tutti cinesi, sprovvisti dei documenti regolari. Per far entrare e restare sul territorio italiano questi immigrati c’era bisogno di persone che dichiarassero di poterli ospitare o di aver loro affittato una casa o, ancora, di essere pronti a dare un lavoro. Naturalmente dietro compensi che variavano dalle poche centinaia di euro a somme di mille o 1.500 euro.

A tirare le fila di questa vera e propria organizzazione, un eterogeneo gruppo di italiani (residenti per lo più a Pistoia e Prato) e cinesi, alcuni dei quali pubblici funzionari. Per loro sono già arrivati i processi e le condanne, anche in appello.

► TUTTI I NOMI DEI COINVOLTI NELL'INCHIESTA DELLA DIGOS

Questa seconda tranche dell’inchiesta, che approda ora alla conclusione delle indagini, riguarda invece non il vertice dell’organizzazione, ma la sua base, le decine e decine di persone che – secondo l’ipotesi accusatoria – hanno contribuito con la loro disponibilità alla realizzazione di una gigantesca attività fuorilegge, che avrebbe consentito l’ingresso illecito nel nostro Paese di circa cinquecento immigrati, quasi tutti cittadini cinesi. E considerando che ciascuno di questi sborsava somme fino a 15.000 euro, si capisce che il giro d’affari complessivo fosse davvero milionario.

L’elenco complessivo degli indagati riporta, come detto, 79 nomi. Alcuni sono noti e figuravano anche tra i promotori dell’associazione, come l’ex dirigente tecnico del Comune di Pistoia, Marcello Evangelisti; o Lisetta Cobianchi, pistoiese, 60 anni, all’epoca dei fatti dipendente comunale; o ancora Amos Chelucci, 63 anni, imprenditore edile (lui ed Evangelisti sono coinvolti anche nell’inchiesta “Untouchables” sugli appalti truccati). Già condannato nel primo processo anche l’ex consigliere comunale Pietro Mazzotta, pistoiese, 67 anni, il pensionato pratese Vittorio Rotondo, 66 anni, il pistoiese Roberto Pastorelli, 62 anni, ex volontario Inas Cisl, la quarantenne cinese Chen Sumiao, residente a Prato, o ancora l’assicuratore fiorentino Claudio Fiaschi, 46 anni.

Ciascuno dei 79 indagati, se verrà rinviato a giudizio, dovrà rispondere di diversi capi di imputazione. In particolare, gli inquirenti ritengono che 68 abbiano firmato dichiarazioni fasulle di disponibilità all’accoglienza e all’assunzione di immigrati, consentendo così il loro ingresso attraverso il meccanismo dei “flussi”. Per 29 c’è invece l’accusa di contraffazione di documenti per consentire i ricongiungimenti familiari. Infine, un terzo elenco di 35 indagati è accusato di concessione di locazioni fittizie.

Ora scattano i 20 giorni di tempo per gli imputati, che possono produrre elementi a difesa. Quindi la parola passerà alla Procura di Pistoia per le eventuali richieste di rinvio a giudizio.

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