Il Tirreno

Pistoia

Inchiesta Legno Rosso, finisce nei guai anche la giunta Berti

di Fabio Calamati
Inchiesta Legno Rosso, finisce nei guai anche la giunta Berti

Accusato di truffa l’ex presidente della Polisportiva, i carabinieri ipotizzano un danno erariale di 1,7 milioni di euro. Ora l’iniziativa spetta al pm Luigi Boccia, che dovrà decidere se chiedere o meno il rinvio a giudizio per gli indagati

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PISTOIA. I carabinieri hanno concluso le indagini sulla gestione degli impianti sportivi del “Legno Rosso”. E le conclusioni sono clamorose: risultano indagati sia l’ex presidente della Polisportiva Legnorosso, che gestiva l’impianto, accusato di truffa aggravata, sia il sindaco Renzo Berti e la sua giunta del 2006, verso i quali si ipotizza il reato di abuso di ufficio: avrebbero abusivamente favorito la stessa Polisportiva con una delibera del marzo 2006. Tutta la vicenda avrebbe prodotto un danno erariale stimabile in un milione 700.000 euro.

Ora l’iniziativa spetta al pm Luigi Boccia, che dovrà decidere se chiedere o meno il rinvio a giudizio per gli indagati. Quindi sarà il giudice dell’udienza preliminare a dire la sua ed (eventualmente) disporre il rinvio a giudizio.

Le indagini dei carabinieri furono avviate circa due anni fa, sulla base di alcune segnalazioni confidenziali che riferivano di irregolarità nella gestione dell’impianto sportivo di Capostrada, probabilmente il più frequentato della città perché unico ad essere dotato di una serie di impianti polisportivi (calcio, calcetto, basket, pattinaggio, arrampicata sportiva, ginnastica). Mesi prima anche in Comune erano esplose le polemiche sulla gestione dell’impianto, polemiche acuite dopo che una prima relazione, firmata dall’allora direttore generale Renzo Ferri, aveva escluso gravi danni al Comune. Viceversa, l’inchiesta dei carabinieri ha portato – sostiene una nota stampa del comando – «illeciti sia di natura amministrativa che penale».

Il primo di questi risalirebbe al 2005, quando la Polisportiva Legnorosso si aggiudicò la gara indetta dal Comune per la gestione del centro sportivo: secondo i carabinieri la società non possedeva i requisiti per partecipare a tale gara, trattandosi di una associazione dilettantistica che, pur non avendo scopo di lucro, si occupa formalmente della sola gestione della struttura e non svolge attività sportiva.

LA ZONA SOTTO INCHIESTA

Tra i vantaggi per il vincitore era previsto un monte ore annuo di utilizzo gratuito degli impianti che la Polisportiva offriva (illecitamente, secondo la ricostruzione dell’inchiesta) ad alcune delle associazioni sportive che operano abitualmente all’interno del complesso, come l’Ac Capostrada, la Rock Time e lo Skating Club, ma che non ne avrebbero avuto diritto, spettando quelle ore esclusivamente al gestore.

Tra gli impegni assunti dalla Polisportiva c’era anche la realizzazione di un campo di calcio in erba sintetica, del costo dichiarato di 500.000 euro, sulla base del quale il Comune concesse un contributo di 125.000 euro. Ma dalle indagini, compiute con la collaborazione della Finanza, il costo del campo risulta inferiore di 150.000 euro. Infine, la Polisportiva è accusata di aver fraudolentemente compilato le rendicontazioni sugli utili incassati dai campi di calcio (utili che dovevano essere girati al Comune): una cifra stimata in 912.000 euro. Messi in fila, questi sarebbero gli episodi che sostanziano l’accusa di truffa nei confronti del Comune.

Ma, come detto, la stessa giunta comunale è indagata. L’atto sotto accusa è una delibera del marzo 2006 con cui il Comune decise di concedere alla Polisportiva gli utili del campo di calcio sintetico, invece di incassarli come prevedeva il bando di gara . Con tale atto la giunta «oltre a privare il Comune di rilevanti introiti economici, commetteva un abuso normativo, andando a modificare l’originale bando di gara ad assegnazione avvenuta». Per gli affitti di quel campo il gestore ha dichiarato di aver incassato, fino all’ottobre 2013, 512.000 euro.

Da precisare che quella delibera fu firmata, oltre che dal sindaco Renzo Berti, anche dagli assessori Alfio Fedi, Rosanna Moroni, Rino Fragai, Silvia Ginanni, Piero Giovannini e Stefano Cristiano. Assente, invece, il vicesindaco Luca Iozzelli.

L’inchiesta dei carabinieri era venuta alla luce nel novembre scorso, quando furono effettuate perquisizioni sia al Legno Rosso sia in alcuni studi di commercialisti e abitazioni private. Gli accertamenti – dicono i carabinieri – hanno consentito di appurare che oltre 500.000 euro dei proventi della struttura sono transitati su un conto deposito personale gestito dal Fontana. «Tale procedura – si legge nel comunicato – era stata adottata per poter procedere ai pagamenti in “nero”».

PER APPRONDIRE Legno Rosso, l'inchiesta approda a Palazzo di Giano (novembre 2013)

a(Nella foto uno scorcio dell'impianto sportivo Legno Rosso)

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