Finanza
LA SCHEDA
PISTOIA. L'alternativa era chiuderla lì, e lasciar tutto in mano a una gestione commissariale. Un'alternativa alla quale, però, ha deciso di non adeguarsi la giunta provinciale pistoiese, che ha...
PISTOIA. L'alternativa era chiuderla lì, e lasciar tutto in mano a una gestione commissariale. Un'alternativa alla quale, però, ha deciso di non adeguarsi la giunta provinciale pistoiese, che ha scelto di restare per gestire questa sorta di limbo amministrativo tra la scomparsa dell'ente Provincia di tipo elettivo (cioè selezionato attraverso il voto dei cittadini) e la nascita dell'ente Provincia di tipo nominale (cioè scelto tra i sindaci dai sindaci stessi).
La presidente Federica Fratoni e la sua squadra restano insomma in carica per gestire l'ordinaria amministrazione e per provare a completare quei progetti su cui stavano lavorando, soprattutto sul fronte della sicurezza del territorio e della viabilità.
«Vorrei portare in fondo quanto già programmato e finanziato – spiega Fratoni – in particolare gli interventi idraulici nel Pistoiese. E, in Valdinievole, il completamento della variante del Fossetto tra Monsummano e Pieve e il collegamento con la via Romana a Chiesina Uzzanese. E poi anche arrivare finalmente all'affidamento in gestione dell'auditorium». Un lavoro che vedrà la presidente e gli assessori lavorare a titolo gratuito. Una sorta di volontariato amministrativo: «Si tratta di attraversare un regime di proroga un po' strano – commenta la presidente – in cui saremo chiamati a svolgere anche le funzioni del consiglio provinciale (ufficialmente decaduto dopo l'ultima seduta della scorsa settimana, ndr). Abbiamo dovuto decidere se delegare tutto a un commissario o cercare di guidare questa fase di trasformazione. Si tratta di un impegno gravoso, ma il senso di responsabilità ha prevalso. Ma non c'è niente di straordinario in tutto questo, se andiamo a vedere la stessa scelta è stata fatta dalla stragrande maggioranza degli amministratori provinciali».
Una decisione che costituisce anche una scelta di vita, visto quanto comporterà anche a livello personale questa scelta. «Noi rientriamo ai nostri lavori – prosegue Federica Fratoni – io ho la fortuna di essere un funzionario pubblico (è dipendente del Comune di Buggiano ndr) e quindi ho diritto a 48 ore mensili retribuite, che utilizzerò per occuparmi della Provincia, per il resto del lavoro di amministratore dell'ente utilizzerò il mio tempo libero».
Si tratta di un impegno gravoso, destinato a durare ancora diversi mesi: l'elezione, pardon, la nomina del nuovo consiglio è prevista per il 30 settembre, poi tra scelta del nuovo presidente, passaggio di consegne e così via si rischia di scivolare alla fine dell'anno. E la cosa non coinvolgerà solo il presidente attuale, ma anche gli assessori in carica.
Cambia solo un nome, viste le dimissioni di Rino Fragai (neoassessore al Comune di Agliana): al suo posto è stato nominato il presidente dell'ormai ex consiglio provinciale Silvano Calistri. Questi avrà, come gli altri colleghi della giunta, gli oneri del titolo di assessore, ma non gli onori, visto che anche loro non riceveranno alcuno stipendio per quell'incarico.
E anche se il lavoro non è finito, è comunque tempo di bilanci per la presidente, eletta nel 2009. «Sono stati anni impegnativi - racconta - bellissimi, ma anche molto faticosi, durante i quali ci siamo trovati ad affrontare anche grosse difficoltà: dalla crisi ai tagli di risorse, basti pensare che abbiamo avuto tagli per 20 milioni di euro, fino al dibattito istituzionale. Lavoravamo senza sapere quale fosse il destino del nostro ente, visto che veniva continuamente messo in discussione. Una situazione che finiva per fare della Provincia un qualcosa di delegittimato.
«Ma, dall'altra parte, c'è anche la soddisfazione per aver fatto un sacco di cose. Ne cito solo una, i Mondiali di ciclismo, per i quali abbiamo impegnato 10 milioni di euro, e che sono stati una vetrina straordinaria per il nostro territorio».
Sulla riforma dell'ente locale, Federica Fratoni non nasconde le sue perplessità, per non dire un'autentica contrarietà. «Spero che questa trasformazione porti a un rilancio dell'ente, ma non nascondo che avrei preferito una riforma diversa. Si è parlato a lungo di riduzione delle Province, di area metropolitana e, alla fine, abbiamo ottenuto questa cosa che, fondamentalmente, a fronte di un risparmio minimo, rispetto al passato riduce solo la partecipazione, visto che si andrà a una struttura non eletta ma nominata».
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