Il dolore
«No al declino delle Ginestre»
La rabbia dei marescani per le sorti del complesso turistico da loro costruito e nel degrado da tre anni
MARESCA. «Uno schiaffo morale ai paesani ed un’offesa al decoro urbano». Così abitanti e commercianti di Maresca descrivono l’abbandono ed il degrado in cui verte il complesso turistico “Le Ginestre” situato nella parte alta del paese.
Da quando ha chiuso i battenti, circa 3 anni fa, per l’edificio - comprensivo di discoteca, ristorante-pizzeria, guardaroba, bar e terrazza – è iniziato il declino. Solo la piscina esterna, rilevata dalla Provincia assieme alla vasca coperta, è funzionante. Alle porte dell’estate, i paesani lanciano un appello ai soggetti competenti e al Comune. «Tutti i giorni, quando vedo Le Ginestre, mi piange il cuore – esordisce Yuri Papini, dipendente della piscina, ma anzitutto cittadino di Maresca –le transenne, le erbacce che crescono ovunque, la copertura del tetto sfondata dalla neve durante l’inverno. Uno sfacelo». Oltre al danno di immagine per l’adiacente piscina scoperta, che a breve tornerà in funzione per l’estate senza poter contare, anche quest’anno, su un locale d’appoggio, Le Ginestre sono una ferita aperta per il paese. Furono i marescani, negli anni ’60, con la costituzione della Smit (Società Maresca incremento turistico) a dar vita, sul sito del vecchio campo da calcio, a quel complesso turistico che divenne un punto di riferimento per lo svago, non solo per la Montagna pistoiese. «Vorremmo capire di chi è adesso la responsabilità - prosegue Papini- serve un intervento urgente per l’immagine, ma anche per la messa in sicurezza».
«C’è una bella piscina – spiega Lia Papini, portavoce per i residenti assieme a Floriana Biondi, Felma Keller e Mauro Luchetti– e l’antica ferriera della mia famiglia verrà presto aperta al pubblico. Ma com’è possibile immaginare una ripresa turistica con Le Ginestre ridotte a villaggio dell’incuria? Un appello al Comune affinché prenda provvedimenti per risistemare almeno la parte esterna. Siamo disposti a dare una mano».
L’introito dai vari gestori susseguiti negli anni permetteva alla proprietaria Smit di ripagare gli investimenti. Passati gli anni d’oro, per la Smit iniziarono le difficoltà ad onorare le rate del mutuo acceso con una banca. La pratica passò al Tribunale e nel 2006 si tenne la prima asta per la vendita giudiziaria con un valore base di 860mila euro. Ne sono seguite 4, tutte andate deserte. La 6ª è prevista per il prossimo 17 luglio con un prezzo base di 241.870 euro. Quanto alla Smit, nata nel 1962 e composta da 18 soci con un capitale di 101.490 euro, dal 9 gennaio scorso è posta in liquidazione, viste le perdite di bilancio: le mancate entrate non coprivano più i costi fissi. «Ho chiamato il custode giudiziario per sollecitare un intervento– spiega il liquidatore, dott. Alberto Luzzi - sono preoccupato che l’immobile, fermo da tempo, possa ulteriormente deteriorarsi. Il timore è che, se la vendita non verrà pubblicizzata a sufficienza, il prezzo del complesso, oltre 1000 mq e con grandi potenzialità, a forza di ribassi, giunga a valori davvero irrisori. L’auspicio è di trovare alcuni investitori disposti a credere nel rilancio di questo complesso».
Elisa Valentini
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