Attenzione
Quel cippo ai caduti oscurato dal guardrail
I figli di due montanini uccisi dai tedeschi in una lettera: «Quella pietra ha un valore e vogliamo rispetto»
ABETONE. Quando la memoria delle vittime di guerra è… nascosta dal guardrail. Accade in località Sant’Antonio, nel comune di Abetone, a margine della strada statale del Brennero.
Qui dal 1946 è posizionato un cippo in pietra in ricordo di Ernesto Mucci, montanino assassinato dai tedeschi assieme al conterraneo Torello Petrucci mentre percorreva a piedi la via nazionale di ritorno dall’Abetone. Una uccisione brutale, per impiccagione e, si racconta, ultimata con due colpi di rivoltella, consumata poche ore dopo l’eccidio di Pianosinatico (quando 11 uomini furono fucilati davanti al cimitero).
Un piccolo pezzo di memoria, come molti altri sulla nostra montagna, ognuno di grande importanza per non dimenticare una pagina di storia tanto dolorosa. Il guardrail montato dall’Anas a margine della carreggiata, a pochi centimetri di distanza dal cippo di cui ostruisce la visibilità dalla SS 12, rappresenta però di fatto un oltraggio alla memoria. Così nei giorni scorsi, Anna Maria Mucci e Mauro Petrucci, figli dei due caduti, hanno scritto una lettera ai comuni di Abetone e Cutigliano e, per conoscenza, all’Anpi Montagna pistoiese e all’Istituto storico della Resistenza di Pistoia, per segnalare questa «incresciosa situazione».
«Tra le numerose vittime civili della Seconda Guerra mondiale – si legge nel documento - figurano i nostri genitori Ernesto Mucci e Torello Petrucci, barbaramente assassinati in località S. Antonio di Abetone il 29 settembre 1944 da militari tedeschi non identificati. Nel luogo dove furono trovati i resti, fu posto un cippo a memoria di Ernesto Mucci che, tuttavia, è stato in anni recenti coperto da un guardrail. Pensiamo che certi segni meritino maggiore attenzione e rispetto perché ci ricordano momenti della nostra storia ai quali nessuno vorrebbe tornare, ma che non dobbiamo mai dimenticare. Certi che condividiate questo nostro convincimento- concludono i figli - vi preghiamo di operare affinché venga parzialmente rimosso il guardrail rendendo ben visibile il cippo».
Basterebbe davvero poco: un taglio di 50 cm nel guardrail, restituirebbe dignità alla pietra pur garantendo la sicurezza stradale. Infine, visto anche il ricorrere del 70° anno dalla Liberazione, nella lettera si chiede di «studiare la migliore soluzione per ricordare Torello Petrucci», il cui nome, riportato sulla lapide collettiva di Pianosinatico, non è mai stato inciso sul cippo di Sant’Antonio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
