In 280 allo sportello anti-stalking
Po.st.it offre consulenze gratuite e assistenza sia alle vittime che ai persecutori
PISTOIA. Telefonate continue, appostamenti, violenze psicologiche e fisiche reiterate. Un rapporto basato sull’affetto e sul rispetto può trasformarsi in un incubo. Definire il fenomeno di stalking non è semplice, e varia da storia a storia. Ma i comuni denominatori sono i risultati che provocano gli stalker nella vittima: ansia, grave disagio fisico o psichico, fino alla paura per la propria sicurezza e delle persone vicine. Spesso però le vittime non cercano aiuto, o le cercano troppo tardi.
A Pistoia è attivo dal 2011 lo sportello anti-stalking Po.st.it (366.6050354 o postazionestalking@alice.it) che offre consulenza gratuita grazie al team di psicologi e la consulenza legale. Sono circa 280 i casi di stalking seguiti durante l’ultimo anno dallo sportello. I numeri sul territorio pistoiese ricalcano vagamente quelli nazionali: il 75% delle vittime sono donne, mentre il 25% uomini. La maggior parte dei persecutori invece, sono persone conosciute e soprattutto ex amanti o fidanzati. Di questi, sono circa una decina gli stalker seguiti dallo sportello pistoiese in un anno (che infatti offre assistenza sia alle vittime sia ai persecutori): «quando vengono da noi gli stalker si sentono vittime – spiega Massimo Giusti, psicologo di Postit - provano dolore e conseguente perdita di controllo. Sono spesso persone incapaci di accettare una separazione e il dolore, e non hanno gli strumenti per superare la questione. Purtroppo però, non c’è capacità del sistema di tutelare veramente le vittime». Sì perché, anche a Pistoia, ben il 70% dei casi è recidivo: gli stalker tornano sistematicamente a perseguitare le loro vittime. «La recidiva è altissima in tutti i casi in cui non ci sono misure che accompagnano la carcerazione. Molti entrano ed escono di galera, ma non vengono curati o reinseriti socialmente in altro modo – spiega Giusti, e continua – ci sono casi, anche a Pistoia di persecutori agli arresti domiciliari, che abitano vicino alla vittima, e che si sono riavvicinati. La normativa che c’è, è incompleta».
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