Sicurezza
«Abbandonati, ma non rassegnati»
Le tante richieste dell’Associazione Orsigna rimaste lettera morta
ORSIGNA. È Licia Gigli, una volontaria, che ci riceve all'Orsigna dentro il bar, con annesso negozio di generi alimentari, che l'associazione culturale Orsigna gestisce con i propri volontari e che dice «L'associazione ha preso l'onere e l'onore di realizzare il negozio come un servizio al paese, in particolare nei mesi invernali dopo che, nel dicembre 2012, è stato chiuso l'unico negozio di generi alimentari esistente in paese». Orsigna, è un piccolo borgo di 80 abitanti residenti che in estate diventano oltre 600.
Nella zona operano due associazioni di volontariato, la cooperativa Val d'Orsigna e l'associazione culturale Orsigna, di cui è presidente Riccardo Granchietti, conta oltre 100 soci iscritti e l'anno prossimo compirà i cento anni di attività «nell'occasione faremo qualcosa di molto importante» dice Licia, che aggiunge «Ora ci sono molte cose che vogliamo far conoscere. C'è un ambulatorio per un medico Usl che viene una volta ogni 15 giorni. Per l'ambulatorio l'Usl paga all'associazione un affitto che è quasi la metà di quanto paghiamo di Imu. In inverno dobbiamo circolare con la motosega sull'automobile per poter rimuovere le piante cadute sulla strada per la neve. Sono due anni che chiediamo all'autorità di poter far noi abitanti il lavoro di pulizia delle strade dalle piante cadute quando c'è la neve. Per questo, col Comune abbiamo sottoscritto pure una convenzione. È rimasta lettera morta. La viabilità è per noi importantissima perché c'è un'unica strada che già è parzialmente franata, se dovesse interrompersi completamente rimarremmo isolati. È più di un anno che ci viene detto che c'è un finanziamento per ripararla, ma ci sentiamo abbandonati». L'associazione ricorda che «nella nostra comunità sono diverse le famiglie giovani che qui hanno investito nel loro futuro, nonostante le difficoltà: chi nel continuare l'attività di famiglia mantenendo aperto il ristorante albergo La Selva, chi si è trasferito da Firenze per poter gestire il ristorante pizzeria Mulino di Berto, chi ha investito per far rinascere un'attività che negli anni passati era una risorsa primaria come quella della pastorizia».
Sauro Romagnani
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