Il Tirreno

Pistoia

Traffico di lapidi, nuove macabre scoperte

di Massimo Donati
Traffico di lapidi, nuove macabre scoperte

Pistoia: ritrovati nei cimiteri comunali cadaveri smembrati e risepolti dopo la riesumazione perchè non ancora mineralizzati

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PISTOIA. Salme smembrate e in parte risepolte perché trovate non ancora completamente mineralizzate, resti umani non identificabili infilati nei sacchi della spazzatura e “parcheggiati” nel deposito cimiteriali, a volte mischiati con quelli di altri defunti: nuovi ritrovamenti di resti di cadaveri senza nome nei cimiteri comunali pistoiesi.

Ad oltre cinque mesi dal blitz della Finanza con cui, il 24 gennaio scorso, culminò l’inchiesta su un traffico di lapidi e arredi funebri riciclati e rivenduti a prezzi stracciati – nell’ambito della quale, dalle iniziali sei, sono attualmente indagate dieci persone tra operatori cimiteriali e imprenditori del settore – continua ad allungarsi la serie contestazioni da parte degli inquirenti, in particolare quelle riferite ai reati di vilipendio e distruzione di cadavere.

Un tipo di reato che era emerso in tutta la sua crudezza soltanto in occasione delle perquisizioni del gennaio scorso e del quale i finanzieri della sezione di pg della procura non sospettava l’esistenza: quel giorno, una quindicina di sacchi della spazzatura con anonimi resti umani venne ritrovata nel deposito del cimitero comunale di Pistoia città.

La procura ritiene che promotore ed artefice di tali episodi sia Guido Tesi, 49 anni, per anni responsabile degli operatori cimiteriali, fino a quando, ad indagini iniziate, si era licenziato. Gli inquirenti ritengono che alla base di tale gestione spregiudicata e irrispettosa vi fosse la sua volontà di non perdere tempo a dover riseppellire secondo le regole le salme non ancora mineralizzate, o, peggio, il fatto che avesse già aver rivenduto gli arredi funebri della tomba ormai smantellata.

Veniamo ai due nuovi macabri ritrovamenti. È del 28 aprile scorso, durante le operazioni di scavo per l’inumazione di un nuovo defunto, la scoperta, nel cimitero comunale di Sant’Angelo, di parte del cadavere di una donna non ancora completamente mineralizzato ed evidentemente smembrato che, invece, in base ai registri, avrebbe dovuto essere stato riesumato il 30 luglio precedente e trasferito nell’ossario, assieme ai resti del marito.

Ed è del 31 marzo un ritrovamento simile sempre nel cimitero di Sant’Angelo, anche questa volta durante lo scavo per l’inumazione di una nuova bara. E anche in questo caso si trattava dei resti non ancora decomposti di parte della salma di una donna, che risultava essere stata riesumata lo stesso giorno della prima, il 30 luglio 2013. In realtà, mentre una parte veniva sepolta nuovamente, solo parte del cadavere, quella “mineralizzata”, era stata tolta dal terreno e portata nel deposito del cimitero comunale principale. Solo che lì i resti erano stati infilati nello stesso sacco nero in cui c’erano quelli dell’altra donna riesumata quello stesso giorno (suo il nome sul cartellino metallico di riconoscimento trovato dentro al sacco).

Oltre a questi due nuovi ritrovamenti, la procura, grazie anche alla collaborazione del Comune di Pistoia, ha potuto ricostruire altri cinque casi simili attribuibili al Tesi e ad alcuni suoi sottoposti. Il 23 novembre 2011, al cimitero di Pracchia, i resti di una donna non ancora mineralizzati vennero risepolti sotto una nuova bara anziché essere collocati nell’ossario, come invece scritto sul registro. Lo stesso era avvenuto nel cimitero principale di Pistoia, per un’altra donna, il cui cadavere, il 29 novembre 2012, era stato smembrato: parte era stato risepolto, è parte messo nell’ossario. E poi il 3 aprile 2013 nel cimitero dell’Orsigna, per una donna, il 22 aprile successivo in quello di Pistoia, per un uomo, il 27 aprile nel cimitero di San Pantaleo per i resti di un’altra donna .

LO STATO DELL'INCHIESTA: 10 GLI INDAGATI DALLA PROCURA

Otre a Guido Tesi, pistoiese, ex dipendente della Manutencoop, l’azienda che si occupa della gestione dei cimiteri comunali, altre cinque persone sono state fin dall’inizio indagate per i presunti traffici illeciti delle lapidi nei cimiteri comunali. Gli altri sono Alessandro Tonini, un altro dipendente della Manutencoop; Gerardo Delle Rose, titolare di un negozio di fiori davanti al cimitero comunale; Paolo Pisaneschi, proprietario di due attività di marmista; Stefano Lupi, anch’egli titolare di un’atività di rivendita lapidi a Prato; e Nicola Livi, dipendente comunale, ex ispettore addetto al controllo dei servizi cimiteriali. Per quest’ultimo l’accusa della procura è di abuso d’ufficio: avrebbe comunicato al Tesi l’esistenza di esposti denuncia e dell’indagine della procura. con lo sviluppo delle indagini, sul registro degli indagati sono finiti anche altri quattro operatori cimiteriali, che però sostengono di aver eseguito gli ordini loro impartiti dal Tesi.

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