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Docenti in piazza contro i tagli

Anche dieci insegnanti dell’Iti a Firenze: «Così perdiamo il posto»

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SAN MARCELLO. Ci saranno anche 10 docenti della scuola superiore di San Marcello al presidio che stamani si svolgerà a Firenze davanti all’Ufficio scolastico regionale. A scatenare il malcontento è il recente decreto del Ministero (il n.353 del 22 maggio 2014) che di fatto nega l’inclusione in 2ª fascia delle graduatorie di istituto ai docenti di scuola secondaria, sia di 1° che di 2° grado, che, dopo anni di servizio, hanno intrapreso quest’anno il percorso per l’abilitazione.

Il problema è nazionale: il decreto ghigliottina, taglierà le gambe a 40mila docenti precari in tutta Italia. In Toscana gli insegnanti coinvolti sono 16mila. Dieci di questi insegnano all’Istituto superiore di San Marcello, soprattutto nel corso Iti e altri nelle scuole medie montane. Docenti che, per lo più provenienti dalla città, insegnano volentieri in montagna. Ma se il Ministero non farà un passo indietro, il rischio per loro è di perdere il posto di lavoro. In questi anni il Ministero ha fatto ricorso in maniera massiccia, specie per gli insegnamenti più tecnici, ai docenti non abilitati attingendo dalle graduatorie di istituto. Anche a San Marcello una decina di docenti non abilitati hanno accumulato, così, fino a 7 anni di servizio. Nel maggio 2012 il Ministero ha annunciato la riapertura delle graduatorie e l’attivazione di corsi per consentire l’abilitazione ai docenti in 3ª fascia.

L’iter burocratico è andato per lunghe ed in Toscana i corsi Pas (per docenti con più di 3 anni di servizio) sono iniziati a marzo 2014 con esame finale il prossimo luglio. Nel frattempo il Ministero, però, ha deciso la riapertura anticipata delle graduatorie e ne ha annunciato la chiusura il 23 giugno, quando i 40mila docenti non avranno ancora conseguito, per pochi giorni, l’abilitazione e dunque non potranno avanzare di fascia. «Una situazione grave e grottesca – commentano gli insegnanti Iti di San Marcello– ci sentiamo sfruttati e presi in giro. Non solo lo Stato evita la stabilizzazione violando le normative europee contro il precariato, ed ostacola l’abilitazione che l’Europa concederebbe come riconoscimento del servizio svolto, ma si permette di favorire le condizioni per il licenziamento. Abbiamo frequentato il corso, pagando 2.500 euro, e adesso rischiamo che persone appena uscite dall’Università ci prendano il posto». «È anche un problema di continuità per la scuola– riprendono i docenti - l’indirizzo Iti di San Marcello ha preso forma assieme a molti docenti che, dopo anni di servizio, dovranno emigrare. Abbiamo partecipato ad una manifestazione a Roma e siamo pronti a scendere di nuovo in piazza per chiedere l’assunzione di ruolo sui posti che per anni abbiamo occupato».

Elisa Valentini

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