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Pistoia

Offerte, la diocesi difende don Mazzola

Offerte, la diocesi difende don Mazzola

Don Paolo Palazzi: «Non sono tariffe ma mandano avanti la chiesa. Siamo in difficoltà, gestiamo patrimoni di valore»

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PISTOIA. «Sono evidenti le difficoltà economiche di tutte le nostre parrocchie, riflesso chiaro della crisi economica. Ed esiste una significativa differenza tra la parola “tariffe” e la parola “offerte”. Invece di scrivere a Papa Francesco e alla stampa forse conveniva parlare con la Curia vescovile, per chiarire senza polemiche e con risposte certe e veritiere». Certi accadimenti, dice monsignor Paolo Palazzi, amministratore diocesano fino all’arrivo del nuovo vescovo, «sono sempre possibili».

L’accadimento è un foglio affisso da don Valerio Mazzola, 72 anni, nella chiesa di Sant’Antonio a Villa di Baggio, borgo collinare con poco meno di 500 anime. Parte dei suoi parrocchiani ha inviato due giorni fa una lettera al Papa per informarlo di come alcuni suoi insegnamenti «vengono recepiti proprio da chi dovrebbe rappresentare la Chiesa cattolica, anche se in una piccolissima realtà come la nostra». I parrocchiani spiegano il disagio provato leggendo il foglio affisso in chiesa coi «prezzi dei sacramenti». «Tariffe imposte ed esposte con tanto di cartello dallo stesso parroco. Questa pratica - chiedono - è conosciuta e accettata dalla Curia di Pistoia e quindi anche dal Vaticano?». E nell’attesa di una risposta dal Santo Padre, una sferzata di ironia: «In quanto tariffa fissa, allora potremmo chiedere la fattura?».

Don Mazzola è pastore da venti anni di Villa di Baggio. Ieri, davanti a don Paolo Palazzi, ha difeso il suo operato. Sono stati i parrocchiani, ha detto, ad aver sollecitato un’indicazione di base sulle offerte da dare. Don Valerio ha fatto notare all’amministratore diocesano cos’era scritto su quel foglio, ricordando i costi che anche una parrocchia deve sostenere. “Non un tariffario - è riportato sulla nota - perché «è bene evitare il verbo “pagare” la messa! Sia ben chiaro che le offerte sono offerte e non tariffe, perché la Chiesa non vende cose spirituali. Per evitare ogni senso di imbarazzo sia nel parroco che nei fedeli che a lui si presentano, espongo questo schema indicativo: battesimo 90 euro, funerale 90 euro, matrimonio 190 euro, prima comunione (i genitori mettono la loro offerta in una busta comune da dare alla parrocchia), cresima (la stessa cosa e la busta sarà data al vescovo), santa messa feriale con intenzione 13 euro. Questo quadro è indicativo dell offerte base. Chi vuol dare di più lo può fare liberamente. Se qualcuno non ha possibilità economiche il servizio religioso sarà gratuito. Il parroco non prende niente per sè, ma mette tutto nella cassa parrocchiale».

Quella delle offerte è una pratica comune nelle nostre chiese. La differenza è che, stavolta, non viene definita in uno scambio verbale ma stampata su carta. Prezzi troppo alti? C’è chi chiede di più? Da ieri si sono susseguiti i commenti, anche sul nostro sito. Una lettrice spiega che per il funerale del babbo il prete le disse che «l’offerta minima era di 50 euro. Hanno solo aggiornato - commenta - il listino dei prezzi».

Don Paolo Palazzi ha incontrato subito il suo sacerdote e al termine dell’incontro ne prende senza remore le difese: «Esprimo la mia stima verso don Valerio, che vive in maniera umile e corretta il suo servizio alle varie comunità parrocchiali che è chiamato a guidare, anche con difficoltà economiche. Mi pare sia conoscenza di tutti il fatto che le nostre comunità parrocchiali gestiscono con le offerte delle persone patrimoni di altissimo valore artistico, storico e culturale, i cui risvolti turistici sono un contributo elevato all’economia italiana e alle associazioni. Il foglio esposto a Villa di Baggio indica alcune offerte sui sacramenti con le ben visibili e chiare esplicitazioni che queste oblazioni non vanno a favore del parroco ma della cassa parrocchiale. Inoltre, è scritto chiaramente che se qualcuno non ha possibilità economiche il servizio religioso sarà gratuito».

Tiziana Gori

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