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Pistoia

ALLARME POVERTÁ

«Noi, in venti senza un rifugio» Protestano gli ospiti Caritas

«Noi, in venti senza un rifugio» Protestano gli ospiti Caritas

PISTOIA. «Vogliamo soltanto vivere con dignità, come esseri umani». Lo ripetono di continuo, mentre spiegano che oggi si presenteranno in consiglio comunale per sollevare in modo clamoroso, ma civile,...

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PISTOIA. «Vogliamo soltanto vivere con dignità, come esseri umani». Lo ripetono di continuo, mentre spiegano che oggi si presenteranno in consiglio comunale per sollevare in modo clamoroso, ma civile, il loro caso. Si chiamano Giuseppe, Pasquale, Roberto, Marco, sono solo alcune delle circa venticinque persone che quest’inverno hanno trovato da dormire nel seminterrato della mensa della Caritas “Don Siro Butelli”, in via San Pietro. Una sistemazione che è durata fino a ieri: da oggi quella soluzione di emergenza - organizzata per mettere al riparo dai rigori dell’inverno i senzatetto pistoiesi - non sarà più attiva. In via San Pietro continuerà regolarmente a funzionare la mensa della Caritas (80 pasti a pranzo, 50 a cena), ma per la notte ciascuno dovrà trovare una soluzione alternativa.

Ma come si fa a procurarsi un tetto stabile se non si ha un lavoro e delle prospettive davanti a sé? Questo oggi gli ormai ex ospiti della mensa Caritas vogliono chiedere ai politici pistoiesi, in primo luogo al sindaco, dai quali si sentono abbandonati. «Eppure non vogliamo chissà quale assistenza – spiega uno di loro – ma solo un aiuto per riuscire a guadagnarci da vivere. Vogliamo lavorare, non essere di peso, ma in queste condizioni come si fa?».

Il racconto dei quattro ex ospiti, tra l’altro, non fornisce certo un quadro piacevole del dormitorio improvvisato alla mensa “Don Butelli”: condizioni igieniche scarse, letti insufficienti, cibo di cattiva qualità.

Marcello Suppressa, direttore della Caritas, non è stupito dalla protesta. «La scelta di chiudere questo progetto di aiuto per l’inverno non è nostra, ma del Comune. Noi avevamo proposto una proroga, ma la decisione alla fine è stata questa. Dobbiamo prenderne atto, del resto noi siamo una mensa e torneremo a fare questo. Comunque gli ospiti sapevano fin dall’inizio che la loro accoglienza da noi avrebbe avuto un termine e già da alcuni giorni abbiamo iniziato a spingerli perché affrontassero le loro specifiche situazioni con gli uffici della sicurezza sociale».

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di Redazione web