Il Tirreno

Pistoia

«Cure palliative? Sono solo belle parole»

«Cure palliative? Sono solo belle parole»

Il marito ricoverato al San Jacopo muore di tumore e la moglie accusa la struttura di poca informazione e scarso supporto

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PISTOIA. Le cure palliative non funzionano. Ad accendere il dibattito dopo i casi sollevati nelle scorse settimane dal Tirreno, è Gabriella Signorini, residente a Gavinana, che ha avuto una straziante e disperata esperienza con la malattia del marito Mauro Terreni, morto di tumore una decina di giorni fa. La donna racconta in modo dettagliato le ultime settimane di vita del marito, in cui, dice «al San Jacopo ho sempre dovuto rincorrere i camici», pur con qualche eccezione che Gabriella Signorini non manca di sottolineare. «Leggo - scrive la donna - con la testa ancora ad altre cose, tutto il dibattito sulle cure palliative a cura del quotidiano Il Tirreno, sulla presenza di un medico o di un altro, sull’attivazione dell’ assistenza domiciliare e tante altre belle disquisizioni. Mio marito aveva un carcinoma della cistifellea infiltrante il fegato. Nell’ottobre fu operato ma non fu eseguito nessun intervento per presenza di carcinosi peritoneale. Ha fatto alcune sedute di chemio poi rivelatesi inefficaci. Ha avuto la bilirubina a 21 e solo allora si sono decisi, dopo molte sollecitazioni telefoniche a fare un drenaggio (che sapevamo benissimo palliativo !). Hanno applicato degli stent biliari. In ospedale è poi spuntata fuori l’acqua al polmone (poca, tanta… non sappiamo) e anche ascite peritoneale e nel termine di poco ho perso mio marito Mauro Terreni». Gabriella Simoncini racconta poi che avrebbe voluto riportare il marito a casa sua, ma ha ricevuto informazioni «sommarie e piuttosto disordinata». Poi il marito è stato dimesso senza bisogno della firma di un congiunto. «Ma che ne sa un comune cittadino di cosa significa ascite? Sapevo solo per mia personale ricerca che non c’era più alcuna speranza ma non potevo conoscere i dettagli e il decorso. È tanto se uno sa il significato di ascite. Mi domando se un medico, lui sì deve saperlo, non sa , o almeno non immagina quello che potrà succedere nelle 24 -48 o più ore successive. Il paziente avrà l’acqua fino all’apice del polmone e la sua pancia si gonfierà a dismisura ,sarà disidratato, si bloccheranno i reni e figuriamoci se manterrà il riflesso di deglutizione per ingoiare le pillole. La prescrizione del palliativo è stata fornita nei due giorni precedenti le dimissioni, su mia richiesta, dall’oncologo, che ho dovuto cercare io. Il palliativo ho poi scoperto essere di un dosaggio proprio minimale, di copertura all’inizio della malattia ma non in fase terminale nella quale ovunque si impiega la morfina , in varie forme ». Una prescrizione fatta in fretta, dice la donna e senza aver rivisto il paziente «neppure per sfuggita». Poi la donna, per conto proprio, è riuscita ad avere il numero di telefono di un algologo. «Ma sono io che lo devo contattare o loro, prima di rispedirci a casa come una liquidazione totale di fine stagione?» L’uomo peggiora, prosegue la signora Gabriella, contattato di venerdì, l’algologo dice che non sarà disponibile prima di lunedì. «Quando entri in chirurgia - si sfoga la donna - ti viene anche consegnato un depliant e assegnata una infermiera personalizzata. Un’autentica presa di giro a spese nostre, una beffa per chi il dolore lo sente davvero e non ce la fa neanche più a dirlo . Trenta anni fa, mio padre, in fase terminale fu dimesso da Careggi, dove gli fu subito prescritta la morfina spiegandomi con estrema precisione come avrei dovuto fare». Tralasciamo per motivi di spazio il resto del racconto, riportando solo il finale di questo lungo e doloroso sfogo di Gabriella Signorini: «Scrivo e rendo pubblico attraverso la stampa soltanto perché nessun altro si trovi come noi : pretendete di essere informati e tutelati se decidete di portare i vostri cari a morire nel proprio letto e diffidate da chi si riempie la bocca di leggi e norme che impediscono ai malati terminali di avere dolore: non è una cosa automatica, né evidentemente di prassi, informare, assistere, supportare».

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