La protesta
Licenziati, ma il lavoro in ditta c’era
E allora la Cgil ha fatto ricorso al Tribunale contro la Fama Jersey che ha dovuto reintegrare 3 lavoratori sui 4 cacciati
PISTOIA. Sentenza di condanna nei confronti dell’azienda tessile Fama Jersey e reintegrazione sul posto di lavoro per 3 operai, che lavorano lì da più di dieci anni.
Motivazione della sentenza, emessa dal tribunale di Pistoia il 20 marzo 2014, è il comportamento antisindacale, come richiesto dalla Filctem Cgil (lavoratori tessili e chimici).
L’azienda, che conta 34 dipendenti, ne ha licenziati 4 a causa – questa la motivazione – di una notevole riduzione di lavoro; cosa non vera a detta dei malcapitati, visto che l’azienda continuava a fare straordinari e disponeva di lavoratori interinali e manutentori esterni al posto dei quattro licenziati.
Basilio Barone, Stefano Pinna e Antonio Sgambati escono vittoriosi da questa vicenda e non aspettano altro che tornare sul legittimo posto di lavoro.
Nel 2012 l’azienda aveva aperto una procedura di cassa integrazione e mobilità, sfociata nel licenziamento di quattro operai, il 24 aprile 2013, tutti iscritti alla Cgil tranne uno, che ha successivamente fatto controversia individuale di impugnativa del licenziamento ed è andato a lavorare altrove. Il tribunale ha accolto il ricorso della Filctem ed ha dichiarato l’antisindacabilità della condotta datoriale, ordinando alla Fama Jersey di astenersi da tali comportamenti, di reintegrare i lavoratori nel posto di lavoro e di pubblicare la sentenza all’interno dell’azienda.
In particolare, il tribunale ha ritenuto che l’azienda avesse fatto ricorso alla cassa integrazione violando il principio della rotazione ed inserendo costantemente nei turni di sospensione Basilio Barone, lavoratore delegato della Rsu nella Fama Jersey ed anche Rls, cioè rappresentate dei lavoratori per la sicurezza. Oltretutto, disattendendo una sua richiesta esplicita, l’azienda non aveva mai fatto fare al rappresentante sindacale lavoro straordinario, a differenza degli altri operai.
Nel frattempo i tre licenziati hanno fatto impugnative individuali ed a giorni sapremo quale sarà il risarcimento per ognuno di loro.
«Per noi è una grande vittoria –commenta Michele Gargini, Filctem Cgil Pistoia- perché è molto difficile ottenere una condanna per una condotta antisindacale di un’azienda. Poi, cosa più significativa, è che spesso tali comportamenti hanno per oggetto contributi non versati ai lavoratori, permessi negati per fare assemblee, mentre qui si parla di tre licenziati che appartengono alla Cgil ed uno è anche rappresentante Rsu e rappresentante per la sicurezza.
«È logico che si è trattata di un’azione da parte della Fama Jersey volta a mettere fuori gioco l’organizzazione sindacale».
«C’erano continue voci all’interno dell’azienda sul mio presunto licenziamento –afferma Basilio Barone- io mi sono sempre fatto portavoce delle lamentele degli altri operai sulle questioni di sicurezza al datore di lavoro.
«Sulla carta l’azienda ha fatto una valutazione dei rischi, ma in pratica le lamentele finivano in una bolla di sapone».
L’ostilità nei confronti del sindacato emergeva anche dal fatto che, da agosto 2012 ad agosto 2013, la Fama Jersey aveva cessato di versare in favore della Filtcem-Cgil i contributi sindacali trattenuti, come da legge, sulle retribuzioni dei lavoratori.
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