Sicurezza
Ma il capannone era stato già affittato
I nuovi affittuari erano entrati dopo che per quasi un anno la struttura era rimasta deserta
CASALGUIDI. Mistero sul capannone di proprietà di Luigi Orefice, in via Pierucciani, località Casalguidi. Imponente e maestoso, dopo un silenzio lungo un anno, negli ultimi dieci giorni è ritornato improvvisamente alla luce con un via vai continuo di gente. Ma che fanno? Chi sono? Nessuno sa qualcosa di certo. La zona è immersa nel verde della campagna: qualche casa in qua e là, campi, vivai. Qualche cane passeggia indisturbato, qualcuno passa un bicicletta, pochissime sono le macchine che transitano. L’atmosfera è quella dell’omertà, del silenzio più assoluto, di vicini che vedono e non vedono e pochi hanno voglia di parlare. Negli ultimi 10-15 giorni gli abitanti, confinanti di Orefice, raccontano di persone “sbucate improvvisamente dal nulla” che si recano sul luogo per “fare qualcosa”, ma nessuno di preciso sa cosa.
Riparare qualche automobile, cambiare l’olio, risistemare il capannone e farci qualche lavoretto, soprattutto persone di nazionalità albanese, che rimangono lì tutto il giorno per “risistemare” il capannone, mettere in ordine qualcosa qua e là.
Ma le “faccende” di questi signori rimangono abbastanza nell’ombra.
Tutto questo in pochissimo tempo, visto che, per un anno, il locale è rimasto completamente deserto.
Precedentemente era stato affittato ad un certo Cristian, meccanico albanese, che vi ha lavorato per 7-8 mesi fino a che, a seguito di alcuni diverbi avuti con lo stesso Orefice, aveva deciso di andarsene, prendendo in affitto il locale accanto. I vicini dunque parlano di “calma piatta” per un anno intero, fino a che, improvvisamente, una decina di giorni fa è iniziato il via vai.
Sembra che Orefice inizialmente avesse avuto intenzione di vendere il capannone, poi, ritornando sui suoi passi, lo aveva messo nuovamente in affitto: i nuovi affittuari sono Nello Cozzolino, di Pistoia, e un altro socio, la cui identità è sconosciuta e che sembra provenga da Empoli o da Vinci.
L’intenzione dei due soci sarebbe stata quella di trasformare il capannone in una officina per le auto. Ma come sono andate le cose, di preciso, non lo sa nessuno.
Di sicuro Luigi Orefice aveva bisogno di soldi, anche per difendersi in Corte d’Assise dall’accusa di avere ucciso il fratello.
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