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Cadavere nascosto, sotto torchio per ore Luigi Orefice: “Ma io non c’entro nulla”
Nel suo capannone è stato ritrovato mercoledì un cadavere fatto a pezzi e privo della testa. A giorni l’autopsia e l’esame Dna Potrebbe essere il fratello Rosario, scomparso nel nulla 4 anni fa. Luigi è già sotto processo per il suo omicidio e per soppressione del cadevere
PISTOIA. Per otto lunghe ore Luigi Orefice, 45 anni, è stato interrogato dagli uomini della questura di Pistoia, nella notte tra mercoledì 26 e giovedì 27 marzo. Poche ore prima nel capannone di sua proprietà, a Casalguidi, era stato ritrovato dentro un bidone un cadavere fatto a pezzi e parzialmente disciolto nell’acido. E lui, sotto processo in Corte d’Assise proprio per l’omicidio e la soppressione del cadavere del fratello Rosario, è stato di nuovo chiamato dagli investigatori. E a loro ha ripetuto di non sapere nulla di quel corpo e di essere completamente innocente della morte del fratello. Anche se la macabra scoperta avvenuta nel suo capannone l’ha ovviamente sconvolto.
Il corpo, oltre ad essere stato semidistrutto dall’acido, è anche privo della testa. Non ci sono ancora certezze sulla sua identità, ma secondo la squadra mobile della questura di Pistoia è altamente probabile che si tratti di Rosario Orefice, 38 anni nell’aprile 2010, quando scomparve nel nulla. Le certezze arriveranno con i risultati dell’autopsia e dell’esame del Dna, che il pm Claudio Curreli chiederà nelle prossime ore. Intanto già lunedì potrebbero svolgersi nuovi sopralluoghi nel capannone di Casalguidi.
Il corpo è stato mercoledì sera da un elettricista, che stava lavorando per sostituire un neon. Il bidone era piazzato a oltre due metri d’altezza, nascosto nella nicchia ricavata tra i condotti di areazione di una cabina di verniciatura. Dal bidone emanava cattivo odore ed è stato questo a portare alla macabra scoperta.
Nel capannone erano in corso lavori di ristrutturazione a cura degli affittuari, che vogliono ricavarci una officina meccanica. La proprietà è però di Luigi Orefice ed in passato ha ospitato la sua ditta di verniciatura industriale. Sua, ma intestata al fratello Rosario perché Luigi, a causa di un fallimento, dal 2001 è interdetto.
Proprio la situazione dell’azienda e i debiti accumulatisi negli ultimi anni avevano creato tensioni tra i due fratelli. La squadra mobile di Pistoia è convinta che proprio per questo , nell’aprile 2010, Luigi abbia ucciso il fratello Rosario e nascosto il suo corpo. E nell’ottobre 2013 ottiene il rinvio a giudizio dell’uomo davanti alla Corte d’assise di Firenze, dove il processo è appena iniziato. L’identificazione del cadavere ritrovato nel capannone di proprietà di Luigi può quindi produrre una svolta decisiva nella vicenda.
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