Sicurezza
Le «giapponesi» di guardia al Ceppo
Sono rimaste due dipendenti del parcheggio (semivuoto) del vecchio ospedale. Sandra: «Guadagnamo 260 euro al mese
PISTOIA. Futuro nebbioso per le dipendenti del parcheggio dell'ex Ospedale del Ceppo, ormai rimasto quasi completamente vuoto.
E l’azienda Uniodelta che gestisce il parcheggio rischia ogni mese di chiudere i ponti. Il parcheggio è aperto dalle 9 alle 12 ed in un giorno accoglie ora non più di 15-20 macchine, che nei giorni di mercato possono arrivare al massimo a 50, mentre prima era sempre pienissimo.
La cosa sta inquietando le due dipendenti rimaste. Che non esitano a raccontare la loro storia, fatta di precariato e pochissimi soldi.
Sandra Ferrari e Silvia Bevilacqua lavorano a turno per 9 ore la settimana e guadagnano circa 260 euro al mese, se di guadagno si può parlare.
Fino a 9 mesi fa, a luglio 2013, prima che l’ospedale venisse trasferito dal vecchio Ceppo al San Jacopo, alla biglietteria del parcheggio lavoravano 4 persone in turni di 4 ore al giorno, tutti i giorni, compresi i festivi, percependo uno stipendio di circa 800-900 euro mensili.
Adesso due dipendenti se ne sono già andati avendo trovato altri lavori, ma Sandra e Silvia rimangono imperterrite in attesa di risposte.
Il parcheggio dell’ex Ceppo appartiene alla Asl 3 ed è gestito dall’azienda Uniodelta, attuale datore di lavoro delle due donne.
«Da quando l’Ospedale è stato spostato, qui è un deserto –racconta Sandra Ferrari, con gli occhi lucidi, pieni di rassegnazione e anche di rabbia - un mesetto fa io e la mia collega abbiamo parlato con il sindaco Samuele Bertinelli che ci ha promesso una riqualificazione di tutta l’area dell’ex Ceppo. Ma ancora non abbiamo visto muovere una foglia. Potrebbero togliere tutte le macchine parcheggiate lungo le mura, che sono anche brutte a vedersi, facendo rivivere questo posteggio».
Tanti infatti sono i possibili progetti che dovrebbero investire la zona che, per adesso, accoglie ancora la banca, l’Avis, il laboratorio analisi, la radioterapia e la dialisi.
«La banca se ne andrà a breve nel nuovo Ospedale San Jacopo, la radioterapia anche. Cosa ci rimarrà qui? Almeno potessero spostare noi dipendenti da qualche altra parte. Non sappiamo nulla. Nessuno si muove. L’Asl, che è proprietaria del parcheggio, non vuole vendere, ma il Comune non dà risposte. Ogni mese siamo con l’acqua alla gola perché non sappiamo se e quando l’azienda Uniodelta chiuderà. Si parla di uffici del Comune che dovrebbero essere spostati qui, di una succursale del liceo artistico. Ma quando accadrà?».
Insomma le due dipendenti, sorta di soldati giapponesi nella giungla del vecchio Ceppo, non possono aspettare che il Ceppo – chissà come e chissà quando – possa rinascere come area viva.
Ed intanto Sandra, sposata, con una figlia all’Università, stringe i denti e vive nell’incertezza. Altra questione, inoltre, interesserebbe le scalette che fino a qualche anno fa univano il parcheggio con la biglietteria, chiuse perché pericolanti in due gradini.
«Anche per le scale, perché non è stato fatto niente? Quanto sarebbe costato mai aggiustare due scalini, così da rendere il parcheggio più agibile per le persone?» conclude rammaricata Sandra. Che sa che anche il degrado aiuta a far fuggi re la gente, tanto da immaginare che sia quasi voluto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
