La manifestazione
«Basta, ci dimettiamo»
Il racconto di due operaie: «Senza un euro da dicembre»
PISTOIA. Raccontano di stipendi in ritardo, di cassa integrazione a indennità riscosse «a pizzichi e bocconi». Si sbilanciano fino a parlare apertamente di «ritorsioni nei confronti dei lavoratori che hanno rivendicato i loro diritti. Alcuni di loro - affermano - Francesca Dintignana e Girolama Aiello, dipendenti del panificio Banchelli - sono stati messi in cassa integrazione a zero ore per questo motivo. Compresa una coppia di coniugi, rimasti senza alcun reddito». Il giudice del lavoro si è già espresso due volte su ricorsi intrapresi dalla Cisl e da una lavoratrice: «Uno - spiega l’avvocato Marica Bruni - per condotta antisindacale e l’altro per discriminazione e condotta ritorsiva. Entrambi sono stati rigettati dal giudice».
Quel che è certo è i rapporti tra proprietà e una parte dei lavoratori sono tesi. Aiello e Dintignana mostrano la diffida accertativa nei confronti del panificio appena ritirata dalla Direzione provinciale del lavoro. Non è la prima. «Siamo operaie addette ai macchinari, al confezionamento e alla panificazione. Non lavoriamo di notte ma percepiamo, al 4° livello, uno stipendio netto di 1150 euro mensili. Il calo del lavoro c’è stato, ma non da non giustificare il pagamento degli stipendi né - aggiungono - della cassa a zero ore. Autorizzata dall’Inps, a conguaglio, previa anticipazione dell’azienda».
Intanto, esasperate, le due dipendenti hanno presentato lettera di dimissioni per giusta causa. Con marzo, rispettivamente dopo 17 e 11 anni, si conclude la loro esperienza al panificio Banchelli. (t.g.)
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