Banchelli, mobilità anche al panificio di Masiano
Nove esuberi su 39 dipendenti, e sindacati sul piede di guerra per i ritardi nei pagamenti degli stipendi
PISTOIA. Il panificio Banchelli di Masiano è un marchio storico di Pistoia. Vende da anni ai piccoli negozi come alla grande distribuzione. Anche alle carceri della Toscana. Ma da qualche anno, come la gran parte delle aziende, sta affrontando la morsa della crisi. E i rapporti con una parte dei lavoratori sembrano non essere dei migliori. Ad aggravare la tensione, il mancato pagamento di parte degli stipendi di dicembre, della tredicesima e delle mensilità di gennaio, febbraio e marzo. Da circa due anni l’azienda si è avvalsa della cassa integrazione ordinaria, poi a ottobre è passata alla cassa integrazione a zero ore per una parte dei dipendenti. «Che - spiega Giorgio Bernini, sindacalista della Cisl -non hanno ancora riscosso. E a inizio marzo il panificio ha fatto richiesta di cassa intergrazione in deroga per tutti i 39 lavoratori, a rotazione per otto settimane» Ma non basta, c’è anche aria di mobilità.
Mentre Bernini e il suo collega Fabio Capponi, della Cgil, riferiscono di “voci informali su possibili mobilità” senza nessuna richiesta ufficiale di avvio procedura da parte dell’azienda, l’avvocato dei Banchelli, Marica Bruni, informa di aver avuto ieri pomeriggio a Masiano un incontro con l’avvocato Andrea Lai di Prato, legale di 9 lavoratori, che avrebbero dato la loro disponibilità alla mobilità. Insomma, si va verso una profonda ristrutturazione anche al panificio di Masiano, ma i rapporti tesi tra azienda, lavoratori e sindacati non aiutano il dialogo. «L’azienda - afferma Capponi - sta vivendo una crisi acuta. Non ci interessano le voci. Ad oggi (ieri pomeriggio, ndr) non è stata avviata alcuna procedura di mobilità, che può partire - ricorda - solo dalla comunicazione dell’azienda ai sindacati».
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