Sicurezza
Zavagli minacciò un testimone
Colpo di coda dell’inchiesta “Appaltopoli”: l’imprenditore è stato condannato a due anni e mezzo
MONTECATINI. Condannato a due anni e mezzo di reclusione l’imprenditore montecatinese Oliviero Zavagli, finito alla sbarra davanti al giudice monocratico del tribunale di Pistoia con le accuse di aver calunniato e di aver minacciato per farlo tacere un testimone chiave del processo “Appaltopoli”, che nel 2008 lo vedeva tra i principali imputati.
Per quell’inchiesta (la prima che, con gli arresti di imprenditori e funzionari pubblici, scosse, nel dicembre 2003, il mondo degli appalti pubblici nella nostra provincia, e non solo) Zavagli, 64 anni, fu uno dei due soli imputati su 34 ad essere condannato in primo grado sette anni dopo. Condanna a 6 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici poi cancellata dalla corte d’appello che, nel marzo 2013, sentenziò la nullità per difetto di notifica del processo di primo grado: atti rinviati al tribunale di Pistoia per procedere alla celebrazione di un nuovo processo e, quindi, di fatto, prescrizione, a causa dell’impossibilità materiale di arrivare a una eventuale condanna definitiva prima della scadenza dei termini previsti per l’estinzione dei reati contestati.
Ma torniamo al processo che ha portato alla condanna a due anni e mezzo. Parte lesa era Rino Bandini, imprenditore di Massa e Cozzile dalla cui denuncia, il 4 marzo 2002, prese il via l’inchiesta “Appaltopoli”. Titolare della Moviasfalt snc, stanco di sentirsi tagliato fuori dalla stragrande maggioranza degli appalti pubblici in Valdinievole, assieme a due dipendenti del Comune di Uzzano si presentò dai carabinieri di Pescia. Per segnalare che secondo lui eravamo in presenza di un cartello tra le imprese, che si mettevano d’accordo prima della presentazione delle offerte. Le indagini partirono e poco meno di due anni dopo arrivarono gli arresti.
Si arriva al 2008, quando davanti al tribunale di Pistoia è in corso il processo “Appaltopoli”. Chiamato a testimoniare, il 20 novembre Rino Bandini racconta in aula di essere stato minacciato da Oliviero Zavagli con lo scopo di indurlo a testimoniare il falso. Spiega che l’8 maggio precedente, Zavagli si era presentato su un cantiere stradale, a Margine Coperta, dove lui era al lavoro dicendogli: «Tu vedrai che ti si manda sei mesi all’ospedale»; e ancora «Secondo come va a finire il processo, non io, ma qualcuno vedrai che ti manda sei mesi all’ospedale».
Il 13 febbraio 2009 è Zavagli ad andare dai carabinieri per sporgere denuncia contro Bandini, accusandolo di calunnia e di falsa testimonianza per ciò che aveva detto in aula. La procura apre un procedimento penale contro Bandini per tali ipotesi di reato, ma alla fine delle indagini lo archivia: i riscontri effettuati danno ragione all’indagato.
E automaticamente apre un nuovo fascicolo, questa volta contro Zavagli, per aver accusato falsamente di un reato il Bandini e per le minacce a lui rivolte in cantiere. L’altra mattina, la condanna, l’unica, di fatto, ancora in piedi tra quelle collegata al terremoto “Appaltopoli”.
Massimo Donati
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