Il dolore
Cip Ciop, Genova non si smentisce
Confermate le dure condanne a 6 e 5 anni per Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce, le maestre «cattive» dell’asilo
GENOVA. A gennaio potrebbero aprirsi le porte del carcere. Per Anna Laura Scuderi e Elena Pesce, le due maestre dell’asilo privato Cip Ciop che ieri a Genova sono state condannate in Appello.
Speravano in uno sconto di pena, ma così non è andata. Gli avvocati difensori non avevano nuove prove da portare. Hanno puntato tutto sulle cosiddette attenuanti generiche (dal fatto di essere incensurate al risarcimento danni).
La Corte d'appello di Genova ha confermato la sentenza di primo grado di sei anni e quattro mesi per Anna Laura Scuderi e di 5 anni per Elena Pesce.
Le maestre furono arrestate il 2 dicembre del 2009, inchiodate da una serie di immagini registrate dalle telecamere piazzate nell'asilo dalla polizia durante le indagini scattate dopo la segnalazione di alcuni genitori.
I giudici della Corte d'appello di Genova presieduta da Guido Macchiavello hanno concesso alle due maestre, non presenti in aula come al solito, le attenuanti, ma ritenendole subvalenti sulle aggravanti.
A questo proposito l'avvocato Alessandro Mencarelli del foro di Pistoia che insieme a Stefano Panconesi difende la Scuderi ha commentato: «È una sentenza singolare perchè riconosce comunque l'esistenza di elementi che attenuano la condotta delle imputate e, tuttavia, attraverso un giudizio di bilanciamento, questi elementi di attenuazione sono stati valutati di minor rilievo rispetto alle aggravanti pur restando il mantenimento della quantità della pena».
«Per un verso - ha aggiunto - la sentenza riconosce le motivazioni che ci hanno spinto a fare appello ma dall'altra non ci soddisfa perchè mantiene la pena invariata e, quindi, proporremo ricorso in Cassazione».
L'avvocato Mauro Gradi che assiste alcune parti civili ha affermato: «È stata confermata la condanna che, nonostante il clamore della vicenda, è giusta e proporzionata alla gravità dei fatti».
Ilaria Maggi, mamma di uno dei bambini maltrattati nel l'asilo Cip & Ciop e che all'epoca dei fatti, nel 2009, non aveva ancora tre anni, ha commentato: «È una bella vittoria. Per me è importante perché è un passo in più, che può essere esempio per gli altri processi in corso di cui l'associazione “La via dei colori” di cui sono presidente, si occupa e dei processi a venire».
L'inchiesta fu trasferita a Genova perché uno dei bambini che frequentava l'asilo è figlio di un magistrato toscano e questo non permetteva alla Procura pistoiese di occuparsene.
La vicenda del Cip Ciop ha letteralmente sconvolto Pistoia. In un primo momento ci furono tante mamme che difesero le maestre. Ma solo fino a quando la Procura divulgò le immagine registrate dentro l’asilo-lager.
Le immagini registrate dalle telecamere piazzate nell'asilo dalla polizia mostrano scatti d'ira improvvisi, sculacciate e percosse ai piccoli che disobbedivano e punizioni nella “stanza del sonno”. Quel video, a dir poco impressionante, andò su tutti i telegiornali d’Italia. Immagini–choc tanto che nel corso del processo d’appello, uno dei difensori delle maestre ha parlato – in senso chiaramente negativo – di «condanna esemplare», ovvero che i giudici genovesi hanno voluto in qualche modo sanzionare le due maestre anche in virtù dell’eco mediatico della vicenda.
Purtroppo la storia del Cip Ciop avrà un ulteriore strascico in Cassazione, dove la sentenza potrebbe arrivare intorno al gennaio 2014.
Ma a Genova il caso Cip Ciop non si chiude qua. In un altro processo si sta giudicando Donatella Giovannini, dirigente dei servizi scolastici del Comune per omesso controllo.
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