Il Tirreno

Pistoia

Il parcheggio ora si paga ma resta vuoto

di Francesco Albonetti
Il parcheggio ora si paga ma resta vuoto

Nel primo giorno di pedaggio un po’ di caos e centinaia di auto lasciate nel campo davanti e lungo la strada

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PISTOIA. Il parcheggio da 520 posti riempito solo a metà e i campi e le strade intorno piene di auto. Così si presentava ieri mattina l’ex campo di volo nell’area adiacente all’ospedale San Jacopo. Primo giorno di pedaggio con la sbarra abbassata, le macchinette e due addetti dell’Apcoa, l’azienda mantovana che gestisce il parcheggio per conto della Gesat, che vigilavano ma, soprattutto, assistevano gli smarriti, e tantissimi ancora ignari, utenti, che fino a giovedì sapevano di poter mettere la propria auto in quegli spazi senza pagare. Che si dovesse pagare si sapeva da tempo e la notizia è stata amplificata a grandi caratteri dai titoli delle locandine dei giornali. Ma, si sa, l’esperienza diretta, lo sbatterci il muso contro, è ancora il migliore veicolo di notizie, soprattutto quando queste sono negative ed anche un po’ complicate.

Auto ovunque, meno che nel parcheggio. Il primo effetto del pagamento, si diceva, è stata la corsa al parcheggio di fortuna. Che non è ancora abusivo, visto che nei campi leggermente scoscesi che si trovano dirimpetto al fronte dell’ospedale non c’è ancora alcun cartello di divieto di sosta. Dunque, il campo era pieno all’inverosimile e non era neppure difficile trovare un posto libero, visto il turn over. «Io ci ho provato - è il commento di un utente - Ho trovato il posto e mi ci sono infilato. Se non lo trovavo, entravo nel parcheggio, un euro penso si possa anche pagare». Una donna invece l’auto nel campo ce l’ha messa proprio di proposito, ma ha i suoi buoni motivi. «Sono venuta a portare il babbo a fare la chemio - dice - Stamattina ho pagato, ma dovendo tornare adesso per una seconda volta, ho cercato il posto nel campo. Quante volte si deve pagare questo parcheggio? Non mi sembra giusto per chi deve recarsi all’ospedale più volte nel corso della giornata». Nella stessa situazione si trovano quei parenti che si recano all’ospedale per aiutare il congiunto durante i pasti e fanno avanti e indietro. Oltre che nel campo, almeno una ventina di auto erano sistemate lungo la strada che porta all’obitorio, persino sulla curva dello svincolo appena fuori dall’area ospedaliera. Queste sì in divieto di sosta, in quanto ai lati della strada c’è la linea continua.

Caos davanti alle macchinette per pagare. Gli addetti della ditta Apcoa hanno avuto un bel daffare per spiegare come funzionava il pagamento. Non ci vogliono due lauree, ma alcuni aspetti possono richiedere davvero una spiegazione supplementare. Esempio: che si fa quando non si hanno spiccioli? La macchina cambia i 5 e i 10 euro, ma non i tagli superiori. I disabili che hanno il contrassegno passano gratis, ma devono registrarsi alla macchinetta, operazione tutt’altro che intuitiva. Molte le lamentele per i famosi primi venti minuti gratuiti, perché generalmente non bastano ma anche perché un piccolo contrattempo fa la differenza fra passare gratis e dover pagare un euro (bastano solo 21 minuti). La ditta resterà a vigilare ed aiutare per un altro mese.

I dipendenti si lamentano. Un noto medico dell’ospedale (che non vuole sia rivelato il nome), seccato perché nei posti riservati non c’è più posto e deve pagare, si lamenta e s’informa dal parcheggiatore. Quest’ultimo fa sapere che presto saranno consegnate 15 tessere gratuite, ma solo ai dipendenti delle ditte esterne all’ospedale, come quella che si occupa delle pulizie, per intendersi. Medici e paramedici devono contendersi i 324 posti a loro riservati in un’altra area, anche se sono più di 700. «Questa decisione non si è capita - dice il medico - Anche perché all’ospedale gemello di Prato non è così: là due terzi dei posti sono stati dati ai dipendenti e il terzo restante agli utenti. Qui invece è il contrario e lo sanno tutti, sindaco compreso, che saremmo arrivati a questo punto». Una discussione che continuerà ancora a lungo.

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