Attenzione
Ristoratori in ginocchio per la Tares
Foddis, titolare dell’Antico Rio: «Da 5mila a 11mila euro in un anno. O paghiamo la bolletta o paghiamo i dipendenti»
QUARRATA. Dai 5mila euro del 2012, agli 11mila del 2013: l’aumento record nella bolletta della spazzatura mette in ginocchio i ristoratori serravallini e rischia di far chiudere le attività. Tiziano Foddis del ristorante “Antico Rio”, di via Castellani, è disperato. «Impossibile pagare la Tares per noi con incrementi di oltre il 100 per cento. Già nel 2012 la Tia era passata da 3mila a 5mila euro. Nel 2013 da 5mila a 11mila (al lordo, senza le agevolazioni del 15% introdotte dal Comune di fronte a queste cifre da capogiro per la categoria ristoranti, pizzerie, ortofrutta, bar, ndr). Con l’ultima rata, quella del saldo, ci hanno chiesto più di 8mila euro. Qualcuno, se si continua così, rischia di fare gesti estremi. In un momento di crisi come questo un’amministrazione si prende la responsabilità di far chiudere le aziende…Ma come fanno a dormire la notte?».
Tiziano Foddis, 35 anni e un bambino di 2, ha preso in mano la gestione dell’“Antico Rio” –conosciuto da sempre in paese come Rio di Serravalle – nel 2007. In passato il locale era gestito dai genitori del ristoratore poi, dopo un periodo di gestioni esterne, 7 anni fa è tornato in mani familiari. Al fianco di Tiziano ci sono la sua compagna e due dipendenti. Ha scelto, spiega lo stesso Foddis, di pagare il pizzaiolo e la cameriera - «che è come se fossero di famiglia» - invece che la bolletta della spazzatura. Pagherà però i 30 centesimi a metro quadro di maggiorazione statale.
«Al mese – dice – spendo 250 euro di gas e 350 di corrente elettrica. Pagare più di 900 euro mensili di spazzatura (su una superficie da 243 metri quadri, ndr) sembra una cosa assurda: è quasi uno strozzinaggio. Significa decretare fallita un’azienda. Siamo in perdita, con un fatturato in calo del 50% rispetto agli anni di apertura. Di conseguenza anche la produzione dei rifiuti è in diminuzione. La domenica per tentare di attirare gente abbiamo cominciato a fare la pizza a 3 euro. Non sappiamo se chiudere. Stiamo cercando anche di vendere, ma chi è che rileva un locale su cui c’è da pagare 11mila euro di spazzatura all’anno? Senza contare che d’estate le varie feste Cgil, democratiche, ci fanno una concorrenza spietata senza alcuna disciplina, senza regolamenti, con 200 coperti a sera».
Il sindaco Patrizio Mungai intanto annuncia una rimodulazione verso il basso delle tariffe per la categoria ristoranti, pizzerie, bar e affini, in vista delle bollette dell’annata 2014, mentre la Confcommercio, che da mesi è al fianco di Foddis e dei colleghi in questa battaglia contro il caro spazzatura, è già pronta a chiedere «i dati di bilancio per assicurarsi che siano state adottate le procedure corrette nella decisione delle tariffe», come dichiara il presidente della delegazione di Serravalle Pistoiese, Riccardo Gargini.
«Se tecnicamente saranno correte – continua - chiederemo allora come possano essere stati presi provvedimenti di questa natura senza un confronto preventivo con le categorie economiche».
«Perché – domandano dalla Confcommercio di Pistoia da settimane - se il costo totale del servizio di smaltimento rifiuti ha subìto una piccola diminuzione tra l’anno 2012 e l’anno 2013 le bollette alle aziende sono aumentate in media oltre il 100 per cento?». Non è escluso che l’associazione di categoria si rivolga al Tar per tutelare gli associati.
«La scelta – spiega il sindaco – è stata quella di caricare il meno possibile sulle famiglie, che coprono il 53 per cento del costo totale del servizio. La Tares – continua Mungai – ha cancellato la tariffa puntuale che avevamo nel 2012. Per ogni categoria inoltre, siamo stati costretti a muoverci all’interno di coefficienti rigidi, nazionali. Quello dei ristoranti partiva da un minimo di 28 euro a metro quadro: per non gravare sulle famiglie abbiamo alzato a tutte le attività».
I ristoratori si sono quindi ritrovati a pagare 45 euro al metro quadro, diventati 37 (superiori ai territori vicini e non solo) con l’agevolazione introdotta dal Comune, che ha coperto parte dei costi.
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