Il Tirreno

Pistoia

«Reparto a rischio», sciopero alla Breda

«Reparto a rischio», sciopero alla Breda

Le voci sulla prossima esternalizzazione della verniciatura (35 posti) e i silenzi dell’azienda fanno scattare la protesta

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PISTOIA. «Abbiamo deciso di fermarci per la mancanza di risposte, sia a livello locale, di AnsaldoBreda, sia a livello nazionale, di governo». Li sintetizza così Juri Citera, segretario provinciale della Fim Cisl, i motivi dello sciopero che per un’ora ha paralizzato AnsaldoBreda.

In effetti da mesi ormai al di là dei cancelli di via Ciliegiole c’è una grande azienda che galleggia in un mare di incertezza, con i conti in rosso ma senza ancora un destino preciso,sia esso vendita, smembramento o ennesima ristrutturazione.

Così le voci di una possibile esternalizzazione del reparto verniceria (uno dei più importanti dell’azienda, con 35 dipendenti) sono bastate a creare un clima elettrico. Accentuato dal fatto che, quando i sindacalisti sono andati a chieder conto ai dirigenti, non hanno ottenuto – così almeno le fonti dei sindacati – né una conferma né una smentita. E, soprattutto, che la richiesta di un incontro sindacati azienda, per il 13 scorso, non ha avuto accoglienza.

In questa situazione, ieri mattina è arrivata la notizia che in fabbrica si trovava il neovicepresidente Amedeo Caporaletti, nominato il 7 marzo scorso. Allora i segretari territoriali dei sindacati metalmeccanici ne hanno approfittato per strappare – appoggiati dalla presenza di centinaia di lavoratori – un incontro.

«Le parole di Caporaletti – rileva ancora Citera – sono state diverse da quelle dell’ad di Finmeccanica Alessandro Pansa. Ci ha detto che l’azienda va comunque ristrutturata, operazione che non è finalizzata necessariamente alla vendita ma anche al mantenimento di AnsaldoBreda come entità autonoma». Una prospettiva che invece Pansa sembra escludere, dipingendo l’azienda ferroviaria come un pozzo senza fondo di perdite. Comunque alla fine neanche la presenza del nuovo vicepresidente è bastata a far rientrare le preoccupazioni dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali.

«Alla dirigenza abbiamo detto – sottolinea il segretario Fim Citera – che prima di ogni altra cosa si deve riaprire il tavolo a livello nazionale al Ministero per lo sviluppo economico. Finché non si riavvia questo confronto, qui non si deve muovere nulla».

Anche Albano Tonioni, della Rsu, spara contro l’attuale incertezza. «Noi a questa logica non ci stiamo, con la fermata di oggi abbiamo ribadito che vogliamo capire quali sono le strategie industriali di questa azienda, perché non è possibile che si cominci a togliere un pezzo per volta senza capire quali sono le prospettive. Rispetto a questo, la discussione va portata al tavolo nazionale: non può essere sostenuta solo localmente».

Quello che i lavoratori di via Ciliegiole non accettano è che AnsaldoBreda finisca schiacciata dall’immobilismo e dall’incertezza dels uo vertice e dell’azionista unico, Finmeccanica. «È inaccettabile – si sente dire sempre più spesso – che responsabilità dei manager ricadano sui lavoratorr».

E Citera riprende il tema per un’ultima stilettata. «Durante l’incontro – riferisce – ho detto chiaro che se i treni Fyra sono finiti come sono finiti, non si può vedere qualche dirigente responsabile di quel progetto occuparsi come niente fosse anche dell’Etr 1000». Cioè il nuovo treno ad alta velocità per Trenitalia, in altri termini l’unica, vera commessa capace di offrire una prospettiva (sia pure di un paio d’anni, non di più) al gruppo ferroviario pistoiese napoletano.

Fabio Calamati

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