Toscana
Mattia, la mamma accusa i genitori del Lago Mago
«Nemmeno un fiore sulla tomba di mio figlio avete avuto il coraggio di portare» Caterina Innocenti ora chiede le scuse di tutti, a partire da istituzioni e sindacati
PISTOIA. «Buongiorno signori, vi chiedo di darmi la possibilità di controbattere alla “lettera aperta” scritta dai genitori dell'asilo Lago Mago e, pubblicata in questi giorni».
Così inizia la lettera scritta da Caterina Innocenti, la madre del piccolo Mattia, morto a 9 mesi per scuotimento.
Una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica pistoiese, perchè la giustizia penale non era riuscita a stabilire se lo scuotimento fosse avvenuto prima o dopo l’ingresso a scuola del bambino. Era il 2 dicembre 2009, Mattia morì 3 giorni dopo.
Mattia aveva avuto il malore mortale al Lago Mago, asilo comunale di Pistoia. Portato al Meyer di Firenze era morto dopo una breve agonia.
Nessuna perizia ha mai posto in dubbio che il bimbo sia morto per scuotimento. Ma è sempre rimasto vago l’orario. Fino a che, nella causa civile intentata contro il Comune, il giudice ha deciso di nominare due periti del Gaslini di Genova che stabilissero l’orario preciso dello scuotimento.
Il colpo di scena arriva in quel momento. Per la perizia (del giudice, si badi bene, non di parte) lo scuotimento è avvenuto in orario di asilo. La perizia ha fatto ripartire anche l’indagine penale, velocemente messa da parte. Che ha portato anche a indagare le tre maestre che erano in quel momento a custodire Mattia.
E che, tutte trasferite, vengono ora difese, dalla mamme del Lago Mago, cosa che ha fatto indignare la mamma di Mattia Pierinelli.
«Queste persone – scrive la signora Caterina – non hanno avuto nemmeno il coraggio di firmarsi. Così è facile prendere una posizione nascondendosi, meno facile è affrontandoci personalmente e non attraverso i giornali! Mi chiedo come mai abbiano aspettato così tanto tempo a dire la loro e perchè lo fanno con questa lettera? Sono dispiaciuta che per loro questo sia un compito ingrato ma per noi lo è molto di più, soprattutto dover mettere in piazza cose del tutto personali che sinceramente avremmo voluto evitare, ma purtroppo siamo stati costretti visto il senso di “latitanza” con cui abbiamo dovuto combattere.
«Dovreste solo vergognarVi dell'atteggiamento di lontananza, insensibilità, freddezza e menefreghismo che avete avuto nei nostri confronti sin dal 2 dicembre 2009. Non avete mai fatto una telefonata, non ci avete mai dato una pacca sulla spalla per dimostrarci la Vostra solidarietà, non avete mai portato un fiore sulla tomba di nostro figlio e, avete cambiato strada ogni volta che ci avete incontrato e soprattutto, non Vi siete mai interessati di conoscere direttamente dalle parole dei genitori la verità e capire a chi stavate lasciando Vostro figlio.
«Sono molto contenta che almeno Voi abbiate avuto una esperienza positiva e mi fa piacere pensare che non tutte le maestre sono come le tre persone indagate.
«Credo che con troppo facilità Vi dimenticate che in quell'asilo nostro figlio ha trovato la morte. Fino a quel momento anche noi non abbiamo avuto dubbi, pensavamo anche noi di lasciarlo in buone mani. Fa bene alla Vostra coscienza raccontare la Vostra esperienza positiva, altrimenti che genitori sareste se ci fossero anche dei dubbi? Se il Vostro atteggiamento di questi ultimi 4 anni è stato di rispetto nei Nostri confronti, come dite Voi, avreste dovuto continuare in quanto non siete assolutamente a conoscenza di tutta la vicenda.
«Attendevo da 4 anni, 3 mesi e 7 giorni questo momento, il momento di dire quello che io penso di Voi.
»Restiamo in attesa di scuse – conclude Caterina – da parte di tutte quelle persone che hanno tentato di ostacolarci, offuscare o negare, quali le istituzioni, i sindacati e i genitori».
Insomma è battaglia aperta, soprattutto perchè è un documento totalmente fuoriluogo. Soprattutto oggi.
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