Due graffi sull’auto e i danni lievitano fino a 3mila euro
Un banale tamponamento finisce dal giudice di pace perché l’assicurazione si è rifiutata di pagare
PISTOIA. Un banalissimo tamponamento senza conseguenze per chi si trovava a bordo delle auto, qualche piccolo graffio sul paraurti e ben 3.000 euro chiesto di risarcimento con tanto di citazione di fronte al giudice di pace. Sembra uno scherzo ed invece è tutto vero quel che ci ha segnalato un nostro lettore e che apre scenari non particolarmente positivi su quello che è il ruolo, in questi frangenti, delle carrozzerie: com’è possibile certificare due piccoli graffi su di un paraurti con un danno da 3.000 euro? L’episodio risale a metà novembre quando Simone Nencini, il lettore che ci ha contattato, è suo malgrado protagonista di un lievissimo tamponamento alla rotonda della Vergine. Giornata piovosa, un attimo di distrazione, l’auto davanti che sembra partire, poi si riferma e l’inchiodata tardiva per evitare l’impatto. I due automobilisti accostano al lato della strada per sottoscrivere il Cid. «A prima vista il danno sembrava irrisorio – racconta lo stesso Simone Nencini – anche perché con la pioggia i graffi erano praticamente invisibili ma visto che si trattava praticamente di un’auto seminuova, decisi di fare delle foto per averle come prova di quel che era successo. Con l’altro automobilista rimaniamo d’accordo di risentirci nei giorni successivi per sapere l’entità del danno che immaginavo fosse irrisorio. Invece, dopo 48 ore mi richiama dicendomi che il suo carrozziere aveva stimato in 800 euro la lesione e che c’era da cambiare interamente il paraurti. A quel punto ho capito che qualcosa non tornava e quindi gli dissi, in primis, che non avrei pagato quella cifra e che avrei girato il tutto alla mia assicurazione». E, qui, si entra nella seconda fase della storia. Proprio il giorno di San Valentino, Nencini riceve la citazione del giudice di pace a presentarsi nel mese di aprile in riferimento all’incidente causato. Il motivo? L’assicurazione dell’auto incidentata, infatti, si è rifiutata di pagare e quindi lui dovrà comparire come testimone. Questo perché, una seconda perizia da parte della carrozzeria, ha stimato il danno addirittura di 3.000 euro e, siccome in questi casi per il risarcimento diretto in prima battuta i soldi si vanno a chiedere all’assicurazione di chi ha richiesto l’intervento, la stessa compagnia dell’incidentato si è rifiutata di pagare. «E’ davvero una situazione assurda – aggiunge Simone Nencini – Addirittura, per giustificare quella cifra, si parla di 22 ore di lavoro per cambiare un pezzo che, al massimo, ci vuole mezz’ora». Saverio Melegari
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