Il Tirreno

Pistoia

Rapinati in casa da due banditi armati

Rapinati in casa da due banditi armati

Paura nel cuore della notte per una giovane coppia. «Uno ci teneva sotto tiro con la pistola, l’altro cercava roba da rubare»

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PISTOIA. Lì per lì, svegliata da quel rumore, ha pensato che si trattasse della madre, salita su in casa loro per un qualche motivo. Ma quando, svegliato il marito, che dormiva accanto a lei, ha acceso la luce, le si è gelato il sangue: in camera da letto c’erano due banditi incappucciati e armati di pistola. Erano da poco passate le tre e mezzo di venerdì notte e per la giovane coppia il quarto d’ora successivo è stato di vera paura.

Il furto, degenerato in rapina, ha avuto come teatro un elegante villino di via Fiume, in piena città, proprio davanti all’ingresso della casa di cura Villa Maria. Modesto il bottino: due computer portatili, due cellulari, un paio di scarpe, qualche vestito, una bicicletta, qualche arnese da lavoro. D’altra parte in casa non c’era denaro, né oggetti di valore: Ambra Vestri, 29 anni, è infatti una ricercatrice di biotecnologia molecolare in cerca di lavoro, e il marito Gino D’Avolio, anche lui 29 anni, è insegnante di religione precario in una scuola di Pistoia.

I ladri, sicuramente due giovani stranieri, sono entrati nel loro appartamento, al piano superiore del villino, dopo aver forzato con un piede di porco il portoncino d’ingresso, separato rispetto a quello dell’appartamento in cui, al piano terra, vive la mamma della ragazza. L’obiettivo dei ladri era quello di compiere un semplice furto, di arraffare tutto quello che di un certo valore trovavano in casa e di dileguarsi con il bottino. Ma uno di loro, nell’entrare nella camera da letto della coppia, non ha scorto alcune scatole che si trovavano sul pavimento, e ci ha inciampato, svegliando Ambra Vestri.

«Mi sono svegliata ma non ho visto nessuno – racconta ancora visibilmente scossa Ambra Vestri – allora ho acceso la luce e ho svegliato mio marito. “Ma c’è qualcuno?” gli ho chiesto. Ho chiamato “mamma”, “mamma” pensato che fosse salita su mia madre, che sta al piano di sotto. E a quel punto sono sbucati fuori i due ladri, con il passamontagna sulla faccia. Uno, puntandoci una pistola contro, è rimasto lì con noi, per farci rimanere fermi, mentre l’altro cercava in casa le cose da rubare».

Prima di salire su, i due ladri, che probabilmente avevano un complice che li aspettava in strada al volante di un’auto, avevano già trafugato dalla casettina in legno che c’è in giardino gli attrezzi che erano del padre di Ambra, dirigente delle Poste in pensione scomparso da pochi mesi: «Di quelli mi dispiace tanto – spiega la ragazza – erano un suo ricordo, gli piaceva tanto lavorare il legno...».

Per circa un quarto d’ora la giovane coppia è rimasta sotto il tiro della pistola, all’apparenza vera, una vecchia semiautomatica con la vernice un po’ scrostata sulla parte superiore. I due banditi però non hanno usato la benché minima violenza.

«Sono stati anche, diciamo, gentili – spiega Ambra Vestri – Attaccata al computer avevo una chiavetta, con dentro il mio lavoro. Gli ho chiesto di lasciarmela, e loro l’hanno staccata e me l’hanno data. E poi non hanno sfasciato nulla, hanno aperto i cassetti e gli armadi, ma nient’altro».

A un certo punto, svegliata dalle voci e dai rumori che provenivano dal piano superiore, la madre di Ambra si è affacciata alla tromba della scala interna che collega i due appartamenti. «Ho chiamato per sapere se qualcuno stava male – spiega la donna – ma mi hanno risposto che andava tutto bene: invece erano lì con la pistola puntata addosso. Per fortuna è finita bene, l’importante è essere qui e poterlo raccontare. Questa è sempre stata una zona tranquilla, non era mai successo nulla del genere. Probabilmente i ladri sono stati attirati dalla casa, ma da noi di oggetti di valore da rubare non ce ne sono proprio».

Preso tutto ciò che potevano prendere, i due ladri se ne sono poi andati così come erano venuti. Lasciando sul posto anche le due biciclette della giovane coppia, che avevano già portato in strada ma che evidentemente non entravano nella loro auto.

«Hanno staccato la spina del telefono e sono scesi – prosegue Ambra – Avevo paura che fossero andati giù da mia mamma, così appena se ne sono andati ho riattaccato la spina e ho telefonato ai carabinieri».

Dato l’allarme, sul posto sono subito accorse le pattuglie del Radiomobile, seguite dai colleghi del reparto scientifico, che hanno rilevato le impronte all’interno dell’appartamento.«Comunque è andata bene – conclude la giovane biologa – Abbiamo avuto solo tanta paura. Stanotte non abbiamo chiuso occhio e siamo ancora scossi».

Massimo Donati

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