Toscana
Pd e amministratori «Sul futuro di Breda Renzi dica la sua»
Dieci firme sotto un documento unitario che «prende atto» del disinteresse di Finmeccanica ma chiede nuove soluzioni
PISTOIA. Dieci firme di fila sotto lo stesso documento, a rappresentare il Pd a tutti i livelli – da quello regionale a quello comunale – e gli amministratori coinvolti. Una sola voce per sollecitare Matteo Renzi e il suo governo, insieme al Pd nazionale, a dire una volta per tutte cosa ne pensano del futuro di AnsaldoBreda.
L’ordine del giorno approvato all’unanimità è il frutto di una assemblea comunale del partito con molta partecipazione (un centinaio di persone circa). Le firme sotto il documento sono quelle del segretario regionale Pd Dario Parrini, dei segretari provinciale Marco Niccolai, comunale Alessandro Giovannelli, di circolo AnsaldoBreda Enrico Baldi, del sindaco Samuele Bertinelli, del presidente della Provincia Federica Fratoni, dei parlamentari pistoiesi Caterina Bini ed Edoardo Fanucci e dei consiglieri regionali Aldo Morelli e Gianfranco Venturi.
«Il dato politico fondamentale – sottolinea un comunicato stampa del Pd – è che, senza voti contrari o di astensione, è stato approvato un documento che, fin dalle firme dei promotori, dà in pieno il senso della forte unitarietà conseguita dal Pd locale su un tema di così grande rilevanza per Pistoia e per la Toscana intera. Adesso non resta che attendere, fiduciosi ma con un senso di grande urgenza, le risposte che AnsaldoBreda merita di ricevere».
Il documento, dopo aver sottolineato il “peso” economico di AnsaldoBreda (4 stabilimenti, 2.400 dipendenti) ricorda la perdurante crisi dell’azienda (che si appresta a chiudere un bilancio 2013 con 500 milioni di perdita), la cui responsabilità si addossa soprattutto a «una politica manageriale da parte di Finmeccanica fallimentare e scarsamente lungimirante». Il documento ricorda poi ildisinteresse tante volte ripetuto di Finmeccanica a tentare un rilancio dell’azienda. Ma – contrariamente al passato – non si dichiara guerra alla holding pubblica. «Ritenuto che di tale mancanza di interesse si debba prendere atto», spiega il documento, occorre sforzarsi «fin da subito ad immaginare alternative alla permanenza di AnsaldoBreda in Finmeccanica, purché ciò non significhi un disimpegno del Paese da un asset strategico come il settore ferrotranviario».
Il documento ricorda poi la particolare vocazione “ferroviaria” del territorio pistoiese e chiede infine al Pd nazionale «una presa in carico della vertenza AnsaldoBreda, sollecitando il Governo alla definizione di una strategia industriale che tenga conto della centralità del settore ferrotranviario come indispensabile volano per lo sviluppo e per la promozione di avanzate politiche di rilancio industriale del Paese all'insegna dell'eco-sostenibilità». Al governo si chiede invece «di esprimersi circa la volontà del nostro Paese di investire nel settore ferrotranviario e di pronunciare parole univoche e di chiarezza, mancate in passato, rispetto alla strategicità del settore (è facile ricordare le divergenti stragtegie esposte dal ministro Flavio Zanonato in visita a Pistoia e dal suo sottosegretario De Vincenti, ndr)». Inoltre il docimento chiede «di istituire un tavolo presso la Presidenza del consiglio dei ministri, che coinvolga le istituzioni locali, le organizzazioni sindacali ed economiche, finalizzato ad un confronto sulle strategie di rilancio di AnsaldoBreda».
Inutile dire che è molta l’attesa verso l’atteggiamento che il toscano Matteo Renzi potrà avere nei confronti di una delle principali aziende metalmeccaniche della regione. L’importante è che l’attesa non duri a lungo: i lavoratori di AnsaldoBreda, infatti, non possono veder passare inutilmente molti altri mesi.
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