Gioco
Ora è caccia aperta al bar Dante in fuga Gli altri si mobilitano
Tante risate e tanto cameratismo nella cena dei vincitori Ma anche la consapevolezza di fare grandi sacrifici
QUARRATA. Alla Bussola il clima è quasi euforico. I ristoratori e i baristi hanno portato moglie e figli. Hanno voglia di rilassarsi in un momento che in generale non è facile.
Noi del Tirreno e della Confcommercio cerchiamo di aizzare, di dare vita ad uan sana rivalità. Insomma la parola d’ordine è caccia al bar Dante. Che non deve correre troppo in queste prime tappe.
«Noi vorremmo rubare qualche voto a Dante- scherza Lido Porretta titolare del Belpaese di Chiesina- ma per il momento dobbiamo pensare a quale tattica mettere in pratica». «Anche noi vorremmo essere primi - dicono i gestori Giuseppe Giacovelli e Davide Menschi- invece abbiamo uno zero in più e siamo decimi!»
Tra gli aderenti vi sono anche i veterani dei giochi organizzati dal Tirreno come Alessandro Fioretti del ristorante l' Angolo che afferma:"questo è il terzo anno che partecipiamo a simili iniziative, ormai siamo fedelissimi. Ci piace l'atmosfera che si crea, la socializzazione che ne deriva e poi siamo sempre sulla cresta dell' onda».
E poi vi sono le new entry come Mirko Citti delle Follie di Pescia, come Enrico Carotenuto e Giusy Esposito di Benvenuti al Sud, come Antonio Scelsi e Rosa del bar Tip Top di Pescia che sono venuti a cena con le tre splendide bambine.
Qualcuno poi coglie l'occasione per fare propaganda come Leonardo Pieragine di Super Pizza che annuncia: «Ogni tre tagliandi offriremo un pezzo di pizza».
Il Piatto Forte comunque è un’occasione per promuovere
le eccellenze e i prodotti del nostro territorio, dando un’opportunità di visibilità a tutti quegli imprenditori e commercianti che ogni mattina alzano il bandone della propria attività avendo spese certe e guadagni mai sicuri.
Ed ecco non saremmo dei cronisti seri se non sottolineassimo come il momento dei pubblici esercizi è un po’ difficile per tutti.
Come ci ricordava uno dei bar arrivati fra i primi 15: «Negli ultimi tre anni abbiamo fatto 7 giorni di riposo. Non possiamo permetterci di chiudere». Insomma festa per una sera, poi si torna ad un lavoro durissimo.
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