Sicurezza
L’epo al “nero” valeva 400 euro a dose
Tre indagati confermano le confessioni: avanza l’inchiesta sulle sostanze dopanti (9 coinvolti) rubate dagli infermieri Asl
PISTOIA. Hanno confermato tutto i tre grandi accusatori dell’inchiesta sul traffico di medicine all’Epo all’ospedale del Ceppo tra il gennaio 2011 e il luglio 2013. Nel corso dell’udienza davanti al Gip Alessandro Buzzegoli, gli infermieri Asl Giuliano Gargini e Carlo Marata e il dipendente della Società Autostrade Stefano Corsini hanno ricostruito i fatti alla base dell’inchiesta in cui loro stessi sono indagati, insieme ad altre 6 persone, con le accuse di peculato, abuso d’ufficio, truffa aggravata, appropriazione indebita, ricettazioni e violazione delle norme antidoping.
Dopo aver confessato davanti ai poliziotti e al pm che segue l’indagine, Francesco Sottosanti, ieri i tre (Gargini e Corsini difesi dall’avvocato Andrea Mitresi, Marata da Cappabianca e Lomi) hanno ribadito le accuse in quello che in termine tecnico viene definito incidente probatorio: in pratica una vera e propria udienza di processo anticipata, in cui si svolge interrogatorio e controinterrogatori da parte degli avvocati degli altri imputati, che potrà essere utilizzata nell’eventuale futuro processo.In realtà l’udienza è stata abbastanza veloce, per gran parte ci si è limitati a prendere atto dei verbali con le dichiarazioni dei tre imputati. A questo punto si attende solo la conclusione delle indagini, verosimilmente con una richiesta di rinvio a giudizio che il pm Sottosanti dovrebbe predisporre in tempi rapidi.
La vicenda è quella del traffico di medicinali a base di Epo e di altre sostanze dopanti venuto alla luce con l’inchiesta portata avanti dalla squadra mobile della polizia. In sostanza tutto sarebbe nato a causa della comune passione per il ciclismo amatoriale di Stefano Corsini e Giuliano Gargini. Il primo avrebbe chiesto al secondo, infermiere professionale, se grazie al suo lavoro all’ospedale, sarebbe stato in grado di procurargli sostanze dopanti, da utilizzare in proprio o cedere al giro di amici cicloamatori.
Così, poco per volta, Gargini si sarebbe assicurato la collaborazione di altri infermieri dell’Asl (Marata, Begliomini e Barni) e del magazziniere di una farmacia privata, il Benesperi, grazie ai quali raccoglieva medicinali a base di Epo, efederina e altre sostanze da doping, per poi cederli a Corsini che a sua volta li collocava sul mercato nero del ciclismo amatoriale locale.
Secondo l’accusa il gruppo si era ben organizzato. Gargini era in pratica il punto di riferimento all’interno delle mura del vecchio Ceppo: riceveva dai suoi complici i medicinali prelavati di nascosto nei reparti e lui stesso se ne procurava alcuni. Poi li consegnava a Corsini, il quale pensava a smistarli. E anche a “ordinare” allo stesso Gargini questo o quel prodotto di cui c’era particolare bisogno.
In queste cessioni di medicinali passavano di mano anche banconote (una dose poteva costare da 150 a 400 euro, secondo gli investigatori), ma Corsini ha ribadito di non aver messo in piedi il traffico per guadagnarci sopra: lui si limitava a versare ai suoi fornitori il prezzo dei prodotti che egli stesso riceveva. Il tutto, insomma, fatto più per passione che per altro. Comunque il dipendente della Società autostrada ha quantificato in circa 2.000-2.500 euro la quantità complessiva di prodotti medicinali fatti uscire illegalmente dall’ospedale.Una parte dell’udienza è stata dedicata ad un noto cicloamatore coinvolto nell’inchiesta come consumatore, Simone Sguerri. Il suo avvocato, Fausto Malucchi, ha incalzato Corsini nel tentativo di mettere in evidenza che il suo assistito non era a conoscenza della provenienza illegale dei medicinali.
L’inchiesta nel suo complesso riguarda anche esami medici eseguiti senza passare dal Cup e senza far pagare il ticket. Per questa parte sono indagati sei infermieri e dipendenti dell’Asl e 8 utenti. Ma l’incidente probatorio di ieri non riguardava questi temi.
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