Il Tirreno

Pistoia

L’addio a Fabio col rombo dei motori

di Beatrice Faragli
L’addio a Fabio col rombo dei motori

Centinaia di centauri raggiungono la Ferruccia per stringersi attorno a parenti e amici del giovane quarratino

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QUARRATA. Varcherà le porte del Paradiso impennando con la sua moto, Fabio. Di sottofondo, a far tremare la terra, ci sarà quel rombo del motore che per lui era vita, era libertà, era amicizia. Lo stesso inno con cui al funerale di ieri lo hanno voluto salutare gli amici, tantissimi, che sono arrivati davanti alla chiesa di Ferruccia, a Quarrata, in sella alle loro moto.

Hanno fatto cantare la marmitta in un ruggito all’unisono che sì, a tratti somigliava a un pianto, ma che prima di tutto è stato un omaggio al “motociclista felice”. «Un sincero. Uno schietto. Un’anima ottimista e libera. Con un cuore indomabile e sognatore». Ecco chi era Fabio Pomposi. «Lo sappiamo - ha detto un’amica dal pulpito della chiesa - che non ti sono mai piaciuti i troppi discorsi e le parole. Per dire chi sei, basta vedere il tuo sorriso. Sentire la tua risata». Sapere che aveva chiamato il cane Gas, e che quelle tre lettere se l’era fatte tatuare anche sulla pelle. «L’8 era il tuo numero: segno d’eternità e di infinito».

La chiesa dei Santi Filippo e Giacomo era stracolma di ragazzi e ragazze. Tutti amici di Fabio, che se n’è andato sabato scorso, in un incidente sulla Volterrana, tra Montespertoli e Castelfiorentino. Era uscito di casa subito dopo pranzo perché con quel sole era impossibile non farlo. Aveva deciso di montare sulla sua Honda cbr 600 presa da poco, anche se la moto l’ha sempre avuta. La passione per le due ruote infatti, è cominciata fin da ragazzino. Alle raccomandazioni di rito di zio Sauro aveva risposto col suo solito sorriso: «Tranquillo zio» gli ha detto prima d’uscire. Lo scontro con l’auto che viaggiava in senso opposto è avvenuto verso le 16 del pomeriggio.

Fabio Pomposi aveva compiuto 30 anni l’8 febbraio. Figlio unico, abitava sulla Statale, a Barba, con babbo Claudio, mamma Maria, la nonna e Gas. Gli amici motociclisti, con addosso la maglia rossa del Gran Ducati di Toscana, hanno aspettato l’arrivo del feretro davanti alla chiesa. A portare la bara in spalla fin sotto all’altare, sono stati i ragazzi di Quarrata, cresciuti con Fabio e rimasti sempre amici per la pelle. Finita la funzione celebrata da don Enrico Pretelli, ancora un rombo per lui. Musica e lacrime. Fumo e applausi. In chiesa, un’amica ha voluto leggere ancora una volta il racconto del “Motociclista felice”, che Fabio aveva scritto sulla sua pagina facebook. «Un guerriero, un pazzo, un poeta, un sognatore, uno stupido forse ma con un cuore che ancora gli pulsa forte nel petto. Un attore che ogni mattina, all'alba, sale sul suo palcoscenico e attraverso gli scarichi della moto urla il suo monologo in faccia al mondo. Un eroe piccolo piccolo, una scheggia impazzita, un uomo che sa, che ha capito, che non vuole perdere il suo tesoro, diverso da tutti, capito da pochi, che non vuole lasciar spegnere quella scintilla vitale, tenue, bambina, che ha dentro di sé. E per salvarla, per salvarsi, lascia che giochi, ogni volta, ogni mattina, col vento anche se lui, il vento, in un soffio potrebbe spegnerla. Già solo la moto può smuovere l'anima in tal modo...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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