Il Tirreno

Pistoia

Concordato per evitare il fallimento

di Luca Cinotti
Concordato per evitare il fallimento

Società pistoiese cerca una soluzione per salvarsi e realizzare il complesso edile (a Lucca) già pagato da 84 famiglie

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PISTOIA. Ci sono 84 famiglie lucchesi che rischiano di non entrare mai nella casa che, per metà, hanno già pagato. Sono quelle che hanno firmato il contratto preliminare per gli appartamenti del grande complesso in costruzione da ormai quasi sette anni nell’area dell’ex Centrolatte, tra la ferrovia Lucca-Aulla, la via Romana e la via Pesciatina,a Lucca appunto. L’azienda che costruiva i due blocchi più grandi, la Lucca Investimenti (che, nonostante il nome, è in realtà di Pistoia) ha presentato, infatti, ha domanda di concordato preventivo, nel tentativo di scongiurare il fallimento e di concludere i lavori nel grande complesso

Senza liquidità. Già a maggio scorso il Tirreno aveva raccontato come la Lucca Investimenti, società proprietaria del lotto, fosse andata incontro a una gravissima crisi di liquidità che aveva, di fatto, congelato il cantiere nelle condizioni in cui era a fine del 2011. La Lucca investimenti è una società che fa capo a Umberto Flori, membro di una delle famiglie di costruttori più importanti del pistoiese, mentre amministratore unico è Giorgio Zuccherini, avvocato, noto anche per la sua attività politica con Alleanza Nazionale prima e con il Pdl poi. Il complesso è diviso in tre blocchi: i due più grandi (complessivamente 104 appartamenti) di proprietà della Lucca Investimenti, il più piccolo, da 20 appartamenti, di proprietà della Romana Costruzioni.

Fallimento Coset. I lavori erano stati appaltati alla Coset, altra azienda sempre di Umberto Flori, per una cifra “chiavi in mano” di 10 milioni e 200mila euro. Per finanziarsi, la Lucca Investimenti aveva acceso un mutuo ipotecario da 9 milioni con Banca Italease, oltre a incassare le caparre dei futuri proprietari: complessivamente sono stati firmati 84 contratti preliminari, per un controvalore di circa 4 milioni di euro. Nel frattempo, però, era scoppiata la crisi economica, abbattutasi come uno tsunami sull’edilizia: la prima a cadere è stata proprio la Coset che, nel 2011, ha inutilmente tentato un concordato preventivo davanti al tribunale di Pistoia, che l’ha dichiarata fallita l’anno successivo. La crisi, intanto, era arrivata anche a colpire la Lucca Investimenti.

Alla ricerca di soldi. L’azienda, così, ha bussato a due porte per poter completare il cantiere, giunto a uno stato di avanzamento del 90%. Innanzitutto si è rivolta ai compratori chiedendo – come si legge nella domanda di concordato – «che provvedessero al versamento di ulteriori acconti indispensabili per la chiusura del cantiere». Contemporaneamente, ha preso contatti con la banca (nel frattempo diventata Albaleasing) battendo cassa per un ulteriore prestito. L’istituto di credito, però, da quell’orecchio non ha voluto sentire ragioni, visto che si è rifiutato di finanziare ulteriormente l’operazione. Gli acquirenti, da parte loro, in gran parte sono rimasti in una posizione di attesa, senza versare nuovi quattrini. Anzi, qualcuno ha anche deciso di scindere il contratto firmato escutendo le fidejussioni che si trovava in mano. Risultato, soldi nuovi non se ne trovano. E così, in sede di approvazione dell’ultimo bilancio, la società ha svalutato il valore del complesso immobiliare, azzerando il capitale sociale e scontando una perdita “virtuale” nel conto economico di oltre 7 milioni. E, nel frattempo, sono partite due istanze di fallimento da parte di altrettanti creditori.

La domanda di concordato. Così il consiglio di amministrazione ha deciso di fare domanda per accedere al concordato preventivo. Un procedimento che permette, fra l’altro, di bloccare i decreti ingiuntivi. La soluzione preferita sarebbe quella del concordato “in continuità”che permetterebbe - secondo quanto scritto nella domanda presentata al tribunale di Pistoia - «reperire la finanza aggiuntiva necessaria per il completamento dei lavori, ovvero individuare un’impresa disponibile a farsi carico del cantiere o anche a subentrare nell’operazione, acquisendo la proprietà del compendio immobiliare o la proprietà delle quote della Lucca Investimenti».

La speranza. Una soluzione che sarebbe più conveniente anche per creditori e compratori: «Il completamento dei lavori consentirebbe di onorare i contratti preliminari già sottoscritti e di realizzare dalla vendita delle unità immobiliari finite ricavi di gran lunga superiori a quelli che potrebbero essere ottenuti, in caso di fallimento, con la vendita dei fabbricati non ultimati e soggetti nel tempo a inevitabile degrado e deterioramento». Nelle prossime settimane la società dovrà presentare un piano dettagliato: sarà quello il momento decisivo per sapere il destino dell’ex Centrolatte e delle decine di famiglie che stanno aspettando.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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