Sicurezza
No alla chiusura del consultorio
In piazza per difendere il servizio le donne dell’associazione “Rete 13 febbraio”
PISTOIA. Assemblea di protesta delle donne di “Rete 13 febbraio” ieri davanti al Centro Donna di piazza S. Bartolomeo. Nel mirino, i «servizi sanitari sempre peggiori»: Meno personale, perennemente sotto-organico, meno prestazioni, tempi di attesa infiniti, molti corsi, come quelli pre-parto, drasticamente ridotti, poca chiarezza sulle politiche alla base delle decisioni prese. E presto il consultorio, che non dà profitto, verrà trasformato in un più redditizio poliambulatorio.
Da tutto ciò nascono le proteste dell’associazione, nata nel 2011. Una ventina tra le donne più attive ha scelto di presidiare fisicamente proprio la piazza del consultorio come luogo del primo di una serie di incontri. Non sanno quale sarà la durata di queste assemblee, per quanto si protrarranno, come andranno a finire, ma sono determinate a farsi sentire fortemente.
«Ci siamo riunite in vari luoghi e adesso abbiamo scelto questa piazza – spiega Alice Trippi – Il consultorio, nato con la legge 405 del 1975, è stato creato come luogo di accoglienza per donne ed adolescenti, per perseguire un'idea di benessere partendo dal corpo, dalla salute, dalla sessualità. Difendiamo questo luogo collegandoci a mobilitazioni internazionali come sono avvenute in Spagna».
Il consultorio è nato come luogo pubblico, accessibile, con persone, spazi e tempi in grado di accogliere, soprattutto per gli adolescenti. Le donne lamentano che al consultorio delle Fornaci, ad esempio, dallo scorso anno non c'è più il percorso nascite; inoltre corsi parto sono diminuiti, così come il sostegno spicologico alle donne.
«Asl e scuole potrebbero collaborare facendo un percorso sulla sessualità – afferma Pina Caporaso, altra donna di Rete 13 febbraio – La cosa peggiore è che vengono sottratti spazio e tempo a diritti già acquisiti dalle donne. Pensiamo alle ragazze giovanissime che hanno bisogno di un consulto: a chi si rivolgeranno? Vogliamo mandare un messagio forte all'Asl e capire se c'è l'intenzione di reinvestire sui consultori. Va bene se il Centro donna verrà spostato nell'ex ospedale del Ceppo, ma quello che ci interessa è che tutti i servizi siano garantiti come un tempo. Vogliamo coinvolgere più donne possibili, dirottando tutte qui, in questa piazza».
Alessandra Tuci
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