Lutto
I nostri mobili? Li fanno i cinesi
«Le aziende che hanno voluto fare la corsa al basso costo oggi sono morte»
QUARRATA. «Mi prende il mal di fegato se penso a come è andata a finire. Non parlo per me, ma per gli altri. Quando lavoravo nel mobile di Quarrata, ho visto tanta gente in gamba. Montatori che tiravan su salotti con una mano sola. Persone insostituibili alle macchine. Una volta, quando si faceva un divano, doveva reggere. Era di faggio, o di abete. Non si facevano le poltrone con la faesite. Ma hanno voluto fare la corsa al basso costo. E quella è persa in partenza. Lavorare a meno, lavorare a meno. E ora? Tutta gente con un mestiere – tappezzieri e falegnami che s’arrabatta per riverniciare una persiana – che è a giro».
Paolo Borchi, 57 anni di Quarrata, in mobilità e a un anno dalla pensione, quando ha letto l’articolo pubblicato dal Tirreno mercoledì scorso sul Salone internazionale del mobile di Milano, ha sentito il bisogno di intervenire. Da ex lavoratore del settore – prima come artigiano, poi, dal ’98, come dipendente Nieri – appena ha buttato l’occhio sulla lista delle 11 aziende quarratine che parteciperanno alla fiera di Rho dal prossimo 8 aprile, ha pensato che qualcuno, tra quei nomi – lui parla di due – «ha la produzione completamente ferma e gli operai a casa». «Come fanno a partecipare al Salone se non producono più?» dice Borchi. «A Quarrata – continua – non si vede più passare nemmeno un bilico. I camion per trasportare i salotti partono direttamente da Montemurlo, dove ormai diverse aziende fanno produrre i divani dai cinesi. Mi ricordo quando avevamo (come Nieri) i magazzini di spedizione a Cantagrillo, in via del Redolone. Tre capannoni. Da lì dieci anni fa partivano i tir per tutto il mondo. Mi dispiace. Hanno voluto fare – il riferimento è al comparto – la corsa al prodotto di bassa qualità per azzerare i costi, ma questo ha significato morire. Resiste solo chi fa cose di alta qualità, basta vedere le aziende che vanno bene a Quarrata. E adesso tutte quelle persone che avevano un mestiere, che sapevano fare bene il proprio lavoro, sono a giro. Gente di quarant’anni, da considerare una risorsa. Io – continua Borchi – ho cominciato a lavorare a 14 anni. Ho imparato da un anziano, come succedeva all’epoca. Si intagliava il legno a mano nel ’71. Una volta i divani si facevano perché reggessero. Così Quarrata è diventata la città del mobile».
Beatrice Faragli
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