La protesta
La Cia: per battere la crisi pagamenti entro 180 giorni
PISTOIA. Una delle strade maestre per ridare ossigeno alle aziende vivaistiche in crisi è lottare per rendere più brevi i tempi di pagamento. È la ricetta con cui Sandro Orlandini, presidente...
PISTOIA. Una delle strade maestre per ridare ossigeno alle aziende vivaistiche in crisi è lottare per rendere più brevi i tempi di pagamento. È la ricetta con cui Sandro Orlandini, presidente provinciale della Cia, interviene nel dibattito sul futuro di uno dei settori portanti della nostra economia. «Riteniamo valida la proposta da noi portata avanti – scrive Orlandini in una nota diffusa ieri – dove indicavamo come obiettivo a cui tendere un limite massimo di 180 giorni per rientrare del lavoro svolto dalle aziende produttrici. Tale proposta fu colta dall'onorevole Caterina Bini che dopo si è fatta promotrice di una proposta che Luca Sani (presidente della commissione Agricoltura della Camera) ha tradotto in un testo dove è indicato espressamente anche quest'elemento. Secondo noi questo è il punto principale su cui lavorare, che riteniamo utile sia fatto proprio anche dal Distretto vivaistico e da coloro che con l'imminente rinnovo, si troveranno a guidarlo per i prossimi anni».
La proposta fu lanciata in un convegno organizzato dalla Cia e svoltosi a metà dicembre scorso. In quell’occasione si parlò anche di un altro aspetto considerato fondamentale dall’associazione: la ricerca per l’innovazione. «Senza innovazione – sottolinea Orlandini – trovandoci inseriti in un contesto globale, siamo destinati a regredire e quindi quest'aspetto, sottolineato in questi giorni anche dal presidente del Centro sperimentale per il vivaismo, riteniamo sia fondamentale per garantire un futuro al settore».
Nessuna paura, infine, a parlare di fitofarmaci e inquinamento, visto che esiste la «volontà da parte degli imprenditori di apportare tutte le migliorie possibili ai processi che si effettuano in azienda». Anche se sull’argomento la Cia cita lo studio della Fondazione Attilia Pofferi «che dimostra scientificamente come l'aspettativa di vita degli stessi operatori del settore sia superiore alla media della cittadinanza».
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