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Attesa per giovedì la salma di Dino Bianchi

Attesa per giovedì la salma di Dino Bianchi

QUARRATA. La salma di Dino Bianchi, l’imprenditore quarratino trovato morto il 22 febbraio in una camera d’albergo a Pechino, dove il 43enne si trovava per lavoro, sarà probabilmente rimpatriata in...

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QUARRATA. La salma di Dino Bianchi, l’imprenditore quarratino trovato morto il 22 febbraio in una camera d’albergo a Pechino, dove il 43enne si trovava per lavoro, sarà probabilmente rimpatriata in settimana, almeno stando alle ultime notizie arrivate dalla Cina: tuttora resta lì il fratello di Dino, Gianfranco. È stato lui il primo a lanciare l’allarme da Bali e a chiedere di aprire la porta dell’hotel. La morte sembra essere stata causata da un infarto.

I funerali potrebbero essere celebrati già venerdì, nella chiesa di Santa Maria Assunta, a Quarrata. Insieme al titolare della parrocchia, Don Fausto Corsi, ci sarò don Piergiorgio Baronti, parroco di Sant’Angelo di Bottegone, dove la famiglia Bianchi ha vissuto per anni. Proprio i parenti dell’imprenditore scomparso hanno richiesto la presenza di don Baronti, che ha celebrato il matrimonio di Dino e Irene, per quel legame affettivo che negli anni è sempre rimasto vivo e sincero. È probabile che la salma rientri quindi giovedì. Ad attenderla ci sono i figli dell’imprenditore, Gianmarco e Giorgia, di 11 e 6 anni, i parenti e i tanti amici che l’uomo aveva in città. La famiglia Bianchi è stata protagonista della storia del mobile imbottito a Quarrata. Ha iniziato babbo Enzo nel 1969 con la Potrarredo. Poi, sia Dino che il fratello Gianfranco, sono diventati centrali nella rappresentanza delle eccellenze nostrane, e non solo, all’estero, collaborando fianco a fianco a realtà floride come quella del gruppo Formitalia, di Valenzatico.

In Cina e nei mercati extraeuropei, Dino Bianchi era una certezza per le aziende del mobile, tanto che nelle sue mani era riuscito a racchiudere i grandi marchi dell’arredo. Era a Pechino proprio come agente di rappresentanza. Quando il personale ha aperto la porta dell’hotel in cui alloggiava, il pc era ancora acceso. Segno di una serata passata al lavoro. (b.f.)

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