Sicurezza
Tesi: anche nei vivai è arrivata la crisi
L’imprenditore denuncia di fronte a Corrado Passera: «Dopo 40 anni di crescita siamo entrati in un tunnel»
PISTOIA. «Dopo quarant’anni di crescita e leadership, da sei sette anni siamo entrati in una situazione di crisi di cui non si vede la fine». Il grido d’allarme arriva da Fabrizio Tesi, rappresentante di una delle aziende leader del vivaismo pistoiese. Finiti i bei tempi dello sviluppo: anche per il settore simbolo dell’economia pistoiese questi sono anni di crisi.
Ad ascoltarlo, ieri pomeriggio nella sala riunioni dell’azienda, c’era un ospite d’eccezione, Corrado Passera, che ha scelto Pistoia come seconda tappa del suo viaggio attraverso il paese per presentare la sua nuova proposta politica, “Italia Unica”. E insieme a lui, nella sala della Giorgio Tesi Vivai, la Coldiretti regionale aveva riunito una settantina di rappresentanti dell’agricoltura toscana, tutti venuti a raccontare all’ex ministro Passera i loro problemi e le loro proposte per il futuro del settore.
Parlando per primo, Fabrizio Tesi ha subito chiarito all’illustre ospite che aria tiri, oggi, sui vivai pistoiesi. «La professionalità pistoiese nel nostro settore è riconosciuta a livello internazionale, ma le nostre aziende sono comunque in crisi. Soffrono difficoltà che dipendono dalla situazione, non dal loro lavoro, che è sempre rimasto serio».
Tre in particolare le cause identificate da Tesi. «Innanzitutto – ha detto – siamo di fronte ad un forte calo della domanda. Interi paesi che erano una volta acquirenti delle nostre piante, come Spagna e Portogallo, sono sparite dal mercato. Anche altri sbocchi tradizionali, come Gran Bretagna e Germania, sono deboli. Tutti guardiamo, ora, ai paesi emergenti: ma anche lì ci sono problemi. Questioni fitosanitarie, ma anche la pura e semplice lontananza: se le piante devono rimanere 35 giorni in un container, quando escono può capitare di non riconoscerle nemmeno».
Altra difficoltà, il calo dei margini di profitto sui singoli ordini. «Le merci invendute fanno lievitare i costi. I clienti lo sanno e cercano di sfruttare questa circostanza. Oggi per mettere insieme ordini di una certa consistenza è enormemente dispendioso».
Ma la vera palla al piede delle aziende vivaistiche in questo momento, secondo Tesi, è l’incertezza nei tempi delle riscossioni, che impedisce alle aziende di fare programmi e di investire. «È una cosa che riguarda tutti, grandi e piccoli. Anche le banche non ci aiutano. Fino a ieri venivano loro a cercarci; oggi più stiamo loro lontani, più sono contenti».
Tesi ha completato l’elenco delle doglianze con le leggi troppo vincolistiche sul lavoro («è possibile che se abbiamo un vagabondo tra i nostri lavoratori, non possiamo licenziarlo? E ce lo dobbiamo tenere quando magari ci sono giovani bravi costretti a lavorare a tempo determinato?») e con il grandinare di controlli sulle aziende («Asl, Forestale, ufficio del lavoro: tutti controlli giusti, ma ormai ha preso le dimensioni di un accanimento che in altre parti d’Italia non c’è».
Molti gli interventi che hanno seguito l’introduzione di Tesi: rappresentanti di consorzi, della stessa Coldiretti (all’incontro era presente il presidente regionale Tullio Marcelli, oltre a quello provinciale Mario Carlesi), ma anche semplici imprend itori provenienti dal Chianti, da Viareggio, Lucca, Siena, Grosseto. Alcuni hanno corretto il fondo di pessimismo che ha caratterizzato le parole del padrone di casa, ma tutti hanno insistito su almeno due richieste. La prima: alleggerire le aziende dalla pressione eccessiva della burocrazia e delle tasse. La seconda: tutelare il prodotto di qualità italiano in tutte le sedi, a partire da Bruxelles, con norme che garantiscano il Made in Italy.
Corrado Passera ha ascoltato tutti con attenzione, riempiendo più di una pagina di appunti.
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