La manifestazione
Acque contaminate dai diserbanti
Arpat: «Fitofarmaci nell’Ombrone, Stella e Brana». La Regione agli enti locali: «Parliamo dei vivai»
QUARRATA. “Una contaminazione diffusa delle acque dovuta principalmente, anche se non esclusivamente, ai diserbanti” per lo Stella, l’Ombrone, la Brana e i corsi minori che attraversano la Piana. Qui, nella terra dei vivai tra Pistoia, Quarrata, Agliana e Montale, si vende oltre il 78% dello Oxadiazon (in uso nella vasetteria per il diserbo chimico) del totale commerciato a livello regionale, ed è proprio questa sostanza, insieme al Pendimethalin (utilizzato negli impianti a pieno campo) a contaminare le acque superficiali del Pistoiese.
Lo dice Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, che nelle scorse settimane ha svolto un’analisi tecnica per la Regione Toscana. Alla giunta di Enrico Rossi infatti, il 24 ottobre 2013, è stata presentata un’interrogazione a risposta scritta dal consigliere Mauro Romanelli, del Gruppo misto, sulle “problematiche riguardanti il florovivaismo in provincia di Pistoia”, in relazione all’impatto dei pesticidi sull’ambiente e sull’uomo e in conseguenza alle segnalazioni del Comitato San Rocco avanzate un anno fa all’amministrazione comunale di Pistoia su un “possibile uso improprio di fitofarmaci e diserbanti nei vivai”. Romanelli, sulla base anche delle istanze presentate dai Comitati civici della Piana e da Legambiente, ha quindi interrogato la giunta regionale per avere un aggiornamento dei dati al 2013 e per sollecitare un confronto con la Provincia di Pistoia in modo da verificare il rispetto della normativa e affinché nell’uso dei fitosanitari siano adottati percorsi che possano coniugare attività economica, tutela dell’ambiente e salute sia dei cittadini che degli operatori del settore.
Hanno risposto in 3 assessori, il 20 febbraio scorso: Anna Rita Bramerini, ambiente, Luigi Marroni, diritto alla salute, e Anna Marson, pianificazione del territorio. Il documento è stato presentato ieri da Daniele Manetti, dei Comitati civici e Legambiente. «Sottolineata la difficoltà di verificare il rispetto degli strumenti urbanistici per l’insediamento dei vivai, rimaniamo disposizione per un confronto con la Provincia di Pistoia sul problema sollevato» scrivono gli amministratori. E poi sottolineano, però, che la partita si gioca tutta a livello provinciale e, soprattutto, comunale (tra l’altro con differenze enormi nelle norme da un territorio all’altro). «Ogni Comune nel proprio strumento urbanistico – spiegano Bramerini, Marroni e Marson – deve effettuare una specifica ricognizione del territorio e delle sue potenzialità in relazione al mantenimento dei vivai già presenti e in merito ai possibili nuovi impianti». Alla risposta, gli assessori allegano le due analisi tecniche di Asl e Arpat. L’azienda sanitaria, attraverso il Dipartimento prevenzione, non registra alcuna “interferenza delle attività florovivaistiche sulla qualità delle acque destinate al consumo”, quelle degli acquedotti. Poi però precisa che i controlli sono stati fatti “per lo più a monte delle zone dei vivai”, quindi il dato ha un valore limitato. Nel 2013 inoltre, l’Asl ha effettuato 41 sopralluoghi sul territorio e nelle aziende agricole - in tutta la Provincia e a fronte di 1200 attività - per quanto riguarda la vigilanza legata all’utilizzo di fitofarmaci, che hanno portato a 2 prescrizioni formali per le mancanze riscontrate nei locali di deposito delle sostanze.
Ben più preoccupante, almeno a livello di dati, l’analisi di Arpat, fondata anche sui monitoraggi passati visto che dal 2006 il piatto piange e i controlli sono ben più blandi. Dal 2012, scrive l’Agenzia, il monitoraggio è limitato alle postazioni terminali di Ombrone (Ponte alla Caserana) e Stella (Poggio a Caiano) ma conferma comunque la contaminazione diffusa da diserbanti registrata ormai da oltre un decennio nelle acque della Piana.
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