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Pistoia

Dino Bianchi forse ucciso da un infarto

Dino Bianchi forse ucciso da un infarto

Il fratello Gianfranco, a Pechino, fa sapere che dai primi accertamenti il decesso sarebbe avvenuto per cause naturali

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QUARRATA. Quando sono entrati nella camera d'albergo facendo la macabra scoperta, il portatile di Dino Bianchi era ancora acceso. Segno di una serata passata a lavorare. A mandare email in Italia, alle aziende che rappresentava. L'ultima è stata inviata alle 19 (ora locale) di venerdì sera. L'imprenditore era a Pechino in cerca di canali di vendita per i divani e gli arredi prodotti dai grandi marchi italiani e quarratini, come quelli firmati Formitalia, una delle realtà del mobile di lusso più floride in città. Bianchi, secondo quanto riportato dagli amici, avrebbe cenato in camera prima che la sua vita venisse spezzata da un infarto.

Ieri, a metà pomeriggio, è arrivato il responso dei primi accertamenti effettuati sul corpo. La morte sarebbe avvenuta per "cause naturali": queste le informazioni giunte dalla Cina. Il fratello Gianfranco, anche lui in Asia per lavoro, ha raggiunto Pechino non appena saputo del decesso di Dino.

La moglie Irene, i figli Gianmarco e Giorgia, di 11 e 6 anni, i genitori Enzo e Roberta, la sorella maggiore Betty e il cognato, sono costretti, invece, ad affrontare l'enorme dolore a Quarrata. Ieri erano tutti riuniti nella casa dell'imprenditore, all'angolo tra via Vecchia Fiorentina I tronco e via Alessandro Volta, a pochi passi dal bosco della Màgia. Nessuno, com'è ovvio che sia, aveva voglia di consumare parole per una morte tanto improvvisa, resa ancor più insopportabile dalla distanza. «Non sappiamo nemmeno noi quando ce lo rimanderanno» dicono i parenti.

A stare vicino a questa famiglia ci hanno provato, con semplicità, dal Tennis club di Quarrata, che Dino frequentava regolarmente. Tutti infatti, sia lui che la moglie e i figli, giocavano nei campi di via del Pollaiolo. È qui che ieri hanno portato Gianmarco per cercare di distrarlo, anche solo per qualche attimo, dalla tragedia. «Dino - ricorda Paolo Benesperi, del TcQ - era sempre presente. Ogni volta che non era via per lavoro, accompagnava i figli a giocare e li seguiva costantemente. Anche lui aveva deciso, da tre anni a questa parte, di riprendere in mano la racchetta. Giocava anche la moglie. Hanno passato qui l'ultimo dell'anno. Era un tipo solare, un grande organizzatore e trascinatore. Aveva sempre qualche idea. Oggi (ieri, ndr) sono andato a trovare la famiglia. Sono distrutti».

Amico dell’ex pilota di Formula 1 Giancarlo Fisichella, Bianchi era di natura un esuberante, una persona brillante dotata di una creatività che sapeva mettere a frutto nel lavoro. La famiglia Bianchi è una di quelle che hanno fatto la storia del mobile imbottito a Quarrata. Ha iniziato babbo Enzo, nel 1969, un anno prima della nascita di Dino, con la sua Poltrarredo, che come ricorda un amico imprenditore, Gianni Overi, «ha dato lavoro per 30 anni a 150 famiglie».

Sia Dino che Gianfranco erano adesso agenti di rappresentanza per il settore del mobile. Fendi Casa, Kenzo, Formitalia qui a Quarrata: Dino era agente per alcuni tra i più grossi nomi della Brianza e del forlivese. Si recava spesso in Cina, mentre Gianfranco ha fatto una scelta di vita ancora più netta, e trascorre lunghe settimane con la famiglia a Bali. Era lì quando è stato avvertito della mancanza di notizie da parte del fratello, e ha attivato le ricerche.

Dino era partito giovedì scorso. La famiglia era abituata ai suoi viaggi di qualche giorno in Cina e in Corea. Prima di partire lasciava di solito un biglietto coi recapiti dell’albergo, ma non stavolta. Non ricevendo notizie da due giorni, la famiglia si era allarmata. Sono riusciti a entrare nella sua posta elettronica e hanno rintracciato il nome dell’hotel, nel distretto pechinese di Chaoyang (vicino, peraltro, all’ambasciata italiana). Da Bali, Gianfranco Bianchi ha telefonato all’albergo, chiedendo che entrassero urgentemente a controllare. Il personale ha buttato giù la porta, e i peggiori sospetti hanno trovato conferma. Bianchi era sul letto, il computer da cui aveva inviato alcune mail di lavoro alle aziende del mobile davanti a lui. Al fratello, volato da Bali, il terribile compito del riconoscimento. La Farnesina comunica che «l’ambasciata sta fornendo massima assistenza alla famiglia del connazionale deceduto in Cina. Al momento sono in corso gli accertamenti di rito e non è possibile indicare una data precisa per il rientro in Italia della salma». Primi accertamenti che parlerebbero, come detto, di cause accidentali del decesso. Un’emorragia, o più probabilmente un infarto. Resta il ricordo per gli amici «di un gran lavoratore, un marito e un padre insostibuibile. Ed è così che lo ricorderanno i piccoli Giorgia e Gianmarco».(t.g.-b.f.

©RIPRODUZIONE RISERVATA)

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