Sicurezza
Scandalo cimiteri, arrestato ex becchino
Il giudice ha deciso: Guido Tesi, accusato di riciclare le lapidi, avrebbe ripreso a trafficare nel camposanto comunale
PISTOIA. Da ieri mattina Guido Tesi, 49 anni, pistoiese, ex dipendente della Manutencoop, l’azienda che si occupa della gestione dei cimiteri comunali, è agli arresti domiciliari.
Tesi è uno dei sei indagati nell’inchiesta della Guardia di Finanza (coordinata dal pm Francesco Sottosanti) sui traffici illeciti delle lapidi nei cimiteri comunali. Gli altri sono Alessandro Tonini, un altro dipendente della Manutencoop; Gerardo Delle Rose, titolare di un negozio di fiori davanti al cimitero comunale; Paolo Pisaneschi, proprietario di due attività di marmista; Stefano Lupi, anch’egli titolare di un’atività di rivendita lapidi a Prato; e Nicola Livi, dipendente comunale, ispettore addetto al controllo dei servizi cimiteriali. Per quest’ultimo l’accusa della procura è di abuso d’ufficio: avrebbe comunicato al Tesi l’esistenza di esposti denuncia e dell’indagine della procura.
In pratica secondo l’accusa Tesi e gli altri indagati avevano messo in piedi una vera e propria organizzazione che riciclava parti delle tombe dalle quali erano stati esumati i corpi rivendendole poi a prezzi stracciati.
Non solo: la gestione delle salme da parte degli addetti sotto inchiesta deve essere stato quanto meno disinvolto, visto che la Finanza - durante le indagini – si è imbattuto in quindi sacchi contenenti resti umani privi di identificazione, provvisoriamente ospitati nel deposito del cimitero comunale principale. Di qui l’accusa di distruzione di cadavere.
L’ordinanza che ha deciso l’arresto di Guido Tesi porta la firma del giudice per le indagini preliminari Alessandro Buzzegoli.
L’ex necroforo respinge le infamanti accuse che gli sono piovute addosso. Ma gli uomini della sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza sono convinti di avere elementi molto solidi nei suoi confronti, alcuni dei quali emersi dopo le perquisizioni e i sequestri che, quasi un mese fa, hanno fatto venire alla luce l’inchiesta.
Ma perché gli arresti domiciliari? Due le considerazioni fatte proprie dal Gip. Da un lato gli elementi dell’inchiesta fanno ritenere che Tesi fosse il principale organizzatore delle attività illecite nei cimiteri cittadini. Dall’altro la circostanza che anche dopo l’emergere dello scandalo e dell’inchiesta, Tesi continuasse a frequentare i cimiteri e ad avere contatti con i suoi ex colleghi di lavoro, con la possibilità quindi di ripetere i comportamenti illegali di cui è accusato.
In realtà Guido Tesi, appena iniziarono ad emergere i segnali dello scandalo (ci furono lettere alla stampa e interrogazioni in consiglio comunale), si licenziò dalla Manutencoop. Ma poco dopo dette vita ad una impresa individuale di pompe funebri, regolarmente iscritta alla Camera di commercio.
L’inchiesta, comunque, dovrebbe ormai essere agli sgoccioli. Il pm ha già potuto interrogare tutti gli indagati, oltre a numerosi testimoni dei traffici che si svolgevano attorno ai cimiteri comunali, molti dei quali sono semplici cittadini che si sono trovati per caso alle prese con il traffico di lapidi.
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