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Pistoia

“filippo cesare cecconi” è morto

La biblioteca ricorda Pippo, il gatto libraio

La biblioteca ricorda Pippo, il gatto libraio

PISTOIA. Che ne può sapere un gatto di libri, di conferenze su San Bernardo, aperitivi in centro e bandoni chiusi per sempre? Più di molti umani, se il micio in questione si chiama Filippo Cesare...

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PISTOIA. Che ne può sapere un gatto di libri, di conferenze su San Bernardo, aperitivi in centro e bandoni chiusi per sempre? Più di molti umani, se il micio in questione si chiama Filippo Cesare Cecconi: felino per nascita, libraio per vocazione. “Pippo”, così lo conoscevano i commercianti del cuore pistoiese, è morto la scorsa settimana per un tumore. È stato il gatto commesso della Edison dal 2007 al giorno della chiusura. Quando la libreria di via degli Orafi ha tirato giù la saracinesca, poco più di un anno fa, Sir Philip «è rimasto disorientato per un mese intero» racconta l’avvocato Consuelo Cecconi, sua compagna umana per oltre un decennio. Poi, senza smentire l’innata dignità che ogni gatto porta in sé, ha cominciato a frequentare l’associazione Archeosofica di Pistoia, in piazzetta Santo Spirito. Il lunedì e il giovedì, con poltrona riservata. Anche se, a dire il vero, ci bazzicava già da prima. «Una sera, quando ormai stava male, andai a riprenderlo. C’era un convegno in corso su San Bernardo. La sala – ricorda Consuelo - si fermò per un attimo e tutti dissero “ciao Pippo”». Sembra che abbia provato a intrufolarsi anche in una nuova libreria, ma senza trovare fortuna. Che Filippo Cesare fosse un personaggio fuori dal comune, e per questo stra-ordinario, era chiaro a molti, tanto che anche la biblioteca San Giorgio ha voluto rendergli omaggio dedicandogli l’iniziativa di ieri pomeriggio, “Io ti miao”, organizzata in occasione della recente festa nazionale del gatto, quella che si celebra ogni 17 febbraio da quasi un quarto di secolo. Sir Philip ha vissuto in maniera romantica, e nello stesso modo se n’è andato. Il fatto che abbia cominciato ad accusare i primi segni di stanchezza quando la Edison ha chiuso, potrà essere letto da qualcuno come una coincidenza. Altri però, preferiscono pensare che così non sia. Che quel legame che ha tenuto Pippo sdraiato, per ore, tra il “Trattato sull’apocalisse” di Newton e “Il principe” di Machiavelli, minacciato dall’obiettivo della fotocamera impugnata dai clienti stranieri, sia stato profondo. Insomma, sia esistito per davvero. Era lì anche l’ultimo giorno di apertura. Quando ormai gli scatoloni di cartone avevano preso il posto dei libri. Noi lo andammo a trovare nel dicembre del 2011: la Edison era un luogo simbolo di via degli Orafi qui lavorava Samuele Bertinelli, non ancora sindaco ma già in odor di candidatura. Pippo era il gatto di tutti (e di nessuno). Era arrivato in via dei Fabbri dal rifugio di via Agati. «Lo presero perché tra i tanti gatti impauriti, lui era uno spaccone» racconta Consuelo. La sua storia narra d’un trasferimento alla volta di Agliana e di una fuga, per tornare nella sua Pistoia, dove poi ha trovato l’avvocato Cecconi. (b.f.)

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di Redazione Pisa