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rischio idraulico

No dei vivaisti alle accuse «La colpa non è nostra»

QUARRATA. «Per dirla alla “toscana”: i vivaisti non c’entrano nulla con gli allagamenti». Lo ribadisce anche Andrea Zelari, della nota azienda di via Vecchia Pratese, in veste di presidente dell’assoc...

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QUARRATA. «Per dirla alla “toscana”: i vivaisti non c’entrano nulla con gli allagamenti». Lo ribadisce anche Andrea Zelari, della nota azienda di via Vecchia Pratese, in veste di presidente dell’associazione vivaisti pistoiesi. Prima di lui, avevano fatto sentire la propria voce Fabrizio Tesi, Giorgio Tesi Group, e il direttore Coldiretti, Vincenzo Tropiano.

Una difesa del settore arrivata dopo le accuse mosse da alcuni cittadini di Quarrata durante l’assemblea sul rischio idraulico del 6 febbraio, al Parco Verde di Olmi, organizzata dai Comitati civici della Piana e da Legambiente. I residenti hanno espresso diverse perplessità sui rialzamenti dei terreni e sulla vasetteria. Il timore è che l’insediamento di nuovi vivai abbia contribuito ai continui allagamenti registrati a Quarrata. La gente, inoltre, preme affinché vengano fatti i dovuti controlli del caso, in modo da stabilire se le normative (sui terreni alzati e sulle opere di regimazione delle acque) siano effettivamente rispettate.

«Il vivaismo – interviene adesso Zelari, a capo dell’associazione pistoiese che raggruppa oltre 200 aziende - è un settore da tutelare e non da colpire ogni volta. Bisogna smettere di dar sempre la colpa ai vivaisti, anche perché, con tutte le difficoltà del momento, è l’unica realtà che ancora fa campare molte famiglie a Pistoia e va sostenuta. Le accuse che ci sono state mosse non sono vere. Noi siamo i primi a voler mandar via l’acqua: mica coltiviamo piante acquatiche. Abbiamo tutto l’interesse a scongiurare il rischio allagamenti sul territorio. In casi di alluvione – sottolinea – siamo tra quelli che devono fare i conti con i danni più ingenti».

Anche Zelari, come Tesi e Tropiano, suggerisce di trovare i veri problemi fuori dai vivai: «Nella cattiva manutenzione dei corsi d’acqua». «E’ lì che mancano gli interventi, ed è lì il vero rischio. A Pistoia e nella Piana – conclude il vivaista - non c’è una buona manutenzione dei torrenti e dei fossi, o comunque quella che c’è, evidentemente, non è sufficiente». (b.f.)

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