Sicurezza
«Soldi al nero per la tomba di mio padre»
La denuncia del consigliere Alessandro Sabella che aggiunge: i suoi poveri resti erano registrati nell’ossario comune
PISTOIA. I resti del padre erano in un sacchetto di nylon, nel loculo dedicato a lui e alla moglie, nel cimitero di San Pierino Casa al Vescovo. Ma secondo i documenti ufficiali del Comune di Pistoia, erano stati gettati nell’ossario del piccolo cimitero, «per volontà dei familiari», senza peraltro che nessun familiare avesse mai fatto una scelta del genere. La disavventura è capitata ad un consigliere comunale, Alessandro Sabella (Pdl), incappato senza saperlo nel macabro ”traffico” di lapidi e di cadaveri sul quale sta gettando luce in questi giorni l’inchiesta della procura della repubblica. Indagini che hanno messo nel mirino per ora due necrofori, tre imprenditori (un fiorista e due marmisti), tutti accusati di peculato, e un dipendente comunale, che aveva il compito di controllare la gestione e che è accusato di abuso d’ufficio.
Anche Sabella ha voluto raccontare ai magistrati la sua vicenda: lo ha fatto con un dettagliato esposto denuncia datato 27 dicembre, integrato poi da un altro esposto esattamente trenta giorni dopo. Un documento in cui fa anche i nomi delle persone con cui è venuto in contatto, almeno alcune delle quali risultano indagate anche nell’inchiesta della procura.
Ma cos’è successo in concreto? La vicenda coinvolge i resti mortali del padre del consigliere comunali, tumulati nel 2002 nel cimitero di San Pierino. Nel luglio scorso Alessandro Sabella viene a sapere casualmente che i resti del padre sono stati riesumati, senza che la famiglia fosse stata avvertita. Recatosi al cimitero, Sabella riceve conferma della riesumazione e chiede che i resti del padre possano essere collocati accanto a quelli della madre, che si trovano in uno dei loculi dello stesso cimitero. Il necroforo spiega che la cosa si può fare e che penserà a tutto lui, compresa la modifica alla lapide con l’aggiunta del nome del padre, il tutto per 400 euro.
Sabella sul momento accetta, ma con il passare del tempo gli sorgono dei dubbi sulla regolarità dell’operazione, soprattutto quando il necroforo chiede i soldi pattuiti insistendo per riceverli personalmente. Una verifica in Comune, svolta dal fratello Alfredo, consente di scoprire che secondo l’amministrazione il corpo del padre era stato deposto nell’ossario comune di San Pierino, in seguito ad una richiesta dei familiari che in realtà non è mai esistita.
A questo punto Alessandro Sabella non sa più dove si trovino i resti di suo padre. Nei giorni scorsi , però, una verifica sul posto, svolta alla presenza dei responsabili comunali del servizio, consente di appurare che – contrariamente a quello che asseriscono i documenti – quel che resta di Vincenzo Sabella è nel loculo accanto alla moglie, come dice la lapide modificata. Peccato che, invece che in una cassetta di zinco, come prevederebbe la legge, le ossa sono ancora nel sacco di nylon.
«Come consigliere comunale – conclude Alessandro Sabella – mi sono sentito in dovere di denunciare tutto. É chiaro che con il trucco dei documenti taroccati, i resti risultavano ufficialmente dispersi nell’ossario. Invece venivano collocati, senza che risultasse formalmente, in loculi o tombe opportunamente modificate o fornite direttamente da questi personaggi, che così potevano gestire in proprio l’operazione, escludendo gli operatori corretti e intascando i soldi al nero».
Nel caso di Sabella il lavoro abusivo si è limitato alla modifica di una lapide rimasta di proprietà della famiglia. In altri casi, secondo quanto emerso dall’inchiesta, le lapidi delle vecchie tombe, invece di essere smaltite, venivano riciclate e rivendute a ignari utenti.
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