Finanza
Le Poste battono Publiambiente: l’Iva verrà restituita
Ma per avere indietro l’imposta applicata sulla Tia e poi cassata è indispensabile che gli utenti facciano ricorso
EMPOLI. Publiambiente deve rimborsare l’Iva riscossa sulla vecchia tariffa dei rifiuti Tia. L’ha stabilito il giudice di pace di Empoli, che ha accolto i ricorsi presentati da Poste Italiane spa e da un cittadino del circondario dell’Empolese Valdelsa per la restituzione dell’imposta sulla fattura, giudicata illegittima da una sentenza della Corte Costituzionale e poi da una della Cassazione, in quanto la Tia è da considerarsi a tutti gli effetti un tributo e come tale non può essere soggetto all’Iva. Publiambiente annuncia battaglia (vedi articolo a fianco), anche perché ora teme un boom di ricorsi.
La cosa divertente, diciamo così, che le Poste che hanno fatto ricorso contro Publiambiente.
Le sentenze. La prima bocciatura dell’imposta... sull’imposta è datata 2009, quando la Corte Costituzionale, con la sentenza del 24 luglio, escludeva che di fatto vi fossero significative differenze tra la Tia (ora cancellata e sostituita dalla Tares) e la vecchia Tarsu, definendo la tariffa non un’entrata patrimoniale di diritto privato, ma una mera variante della Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e come tale conservava la qualifica di tributo. In pratica sulla Tarsu, che era una tassa non era dovuta l’iva. Invece sulla Tia, che era una tariffa l’iva andava calcolata e quindi pagata.
Ma la Cassazione sanzionò che la Tia non era altro che una tarsu trasformata o mascherata. Quindi l’iva non andava calcolata e comunque caricata sul perzzo.
Un aspetto ribadito dalla Corte di Cassazione con una sentenza del 2012, che di fatto sottolineava ancora una volta che la Tia non può essere soggetta all’Imposta e che eventuali disposizioni legislative (che allo stato attuale non esistono) contrarie, andrebbero comunque a contrastare con i principi comunitari che escludono in generale l’assoggettamento a Iva di diritti, canoni e contributi percepiti da enti pubblici per attività ed operazioni che esercitano in quanto di pubbliche autorità.
Nonostante queste due sentenze le società di gestione dei rifiuti come Publiambiente hanno tirato dritto, continuando a far pagare l’Iva del 10% a famiglie e imprese, fino a quando la Tariffa è stata eliminata e sostituita con la Tares (Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi), altrettanto contestata ma per altri motivi.
La conseguenza. Sulla base di queste sentenze a Empoli sono stati accolti due ricorsi. Uno dal coordinatore Carlo Farsetti, che ha dato ragione a Poste Italiane (sede di Pistoia, come dicevamo), emettendo un’ingiunzione di pagamento a carico di Publiambiente per un importo complessivo di 2.428,10 euro, come rimborso di quanto pagato a titolo di Iva sulle fatture per il servizio reso, oltre al pagamento delle spese legali per 487 euro.
Stessa decisione da parte del suo collega, sempre dell’ufficio di piazza Guerra ad Empoli, Paolo Pruneti, che ha accolto il ricorso di un cittadino, condannando la società che gestisce i rifiuti alla restituzione della somma di 107,54 euro, oltre al pagamento delle spese del giudizio liquidate in trecento euro.
Cosa può succedere. Le sentenze del giudice di pace ora fanno tremare la società di via Garigliano, perché di fatto potrebbero spalancare le porte a un boom di ricorsi con possibilità di richiedere (e ottenere) il rimborso da parte degli utenti per l'imposta pagata, senza dovere (la prescrizione è decennale).
La battaglia continua. Cittadini e aziende hanno messo a segno un punto a loro favore, anche se la parola “fine” a un contenzioso che va avanti ormai da anni tra gestori del servizio di raccolta rifiuti, Agenzia delle entrate e associazioni dei consumatori sembra essere ancora lontana.
Perchè il problema vero è uno solo: che per ottenere il rimborso della Iva non dovuta va fatta la domanda al giudice di pace.
In caso contrario non esiste un rimborso automatico. Questo scoraggia le ditte ma soprattutto i privati. Perchè sono costretti a perdere tanto tempo per ottenere magari poche decine di euro di Iva.
Sempre soldi importanti in un momento come questo, ma resta il fatto che – come si dice con un vecchio detto – è più la spesa che l’impresa.
Ed è questo il motivo per cui tanti cittadini e imprese itenti di Publiambiente, che ad esempio ha in mano il servizio di pulizia di Pistoia, si guardano bene da richiedere indietro questa parte di bolletta pagata.
Ben diverso sarebbe il caso, come sta accadendo per i gestori degli acquedotti, che in questi giorni stanno restituendo quel 7% di remunerazione sancito dalla legge per i gestori delle acque. Un guadagno sicuro cancellato dal referendum che ha abrogato la legge sugli acquedotti.
Peraltro uno degli ultimi referendum, fra le decine portati alle urne in questi anni, che hanno raggiunto il quorum (il 50% degli aventi diritto a voto più uno). Con grande scorno per il governo.
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