Il Tirreno

Pistoia

«Sono state riconosciute le aggravanti»

«Sono state riconosciute le aggravanti»

Soddisfazione dell’avvocato Chiara Mazzeo, parte civile. La difesa invece annuncia il ricorso

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PISTOIA. All’uscita dall’aula del Gup, secondo piano del tribunale, Chiara Mazzeo, avvocato difensore della donna aggredita, Marte Bregu, ha l’aria di essersi tolta un peso dallo stomaco. Quella richiesta di “appena” sei anni formulata in sede di requisitoria dal pm Renzo Dell’Anno, proprio non l’aveva mandata giù. «Come si fa a dire – aveva commentato poco prima – che la gelosia e l’onore leso non sono futili motivi per un tentato omicidio? Un certo tipo di mentalità medievale, contro cui ci battiamo nei convegni, dovrebbe essere affermata anche nelle aule di giustizia, sennò è inutile. Anche qui si fa cultura». E poi la premeditazione. L’avvocato è convinta che gli atti del processo siano sufficienti a certificarne l’esistenza. «Quell’ascia – ragiona la legale – lui se l’era procurata due giorni prima, non era certo uno strumento di lavoro che poteva avere a portata di mano».

Dopo la sentenza, l’aria è cambiata. «Aspetto di leggere le motivazioni – dice Mazzeo – ma comunque è grande la soddisfazione per questa decisione. Spero che ad essere applicata sia stata proprio l’aggravante dei futili motivi».

Deluso, invece, l’avvocato Mencarelli. «Si tratta – dice all’uscita dell’udienza – di una sentenza che non tiene conto degli elementi di attenuazione del fatto e dei dubbi sulla reale dinamica. Per questo proporremo certamente appello».

L’avvocato fa riferimento in particolare a due elementi. Secondo la sua linea difensiva, il doversi vendicare di un tradimento coniugale non può considerarsi un “futile motivo”, quindi un aggravante per il tentato omicidio, soprattutto nella situazione personale di un immigrato dall’Albania come Elvis Gocaj, che si è sentito umiliato nel profondo per il comportamento della moglie.

L’altro elemento è invece la dinamica degli eventi del 25 settembre. Le riprese video dimostrerebbero che la donna cade dal tetto solo un secondo dopo che è caduta l’ascia che Gocaj aveva in mano: un intervallo troppo breve per aver consentito all’uomo di spingere volontariamente giù dal tetto la moglie, come invece Marte ha sempre sostenuto.

Solo la lettura delle motivazioni della sentenza consentiranno di capire quanto hanno pesato queste considerazioni sulla decisione del giudice.

Fabio Calamati

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