Tre volte in un mese con l’acqua in casa
Il dramma di una famiglia di Barba, una delle frazioni tartassate dalle alluvioni
L’acqua che sgorga dal pavimento della casa di Barbara Casini, al Barba, per la terza volta in poco più d’un mese e in una notte distrugge molto di quello che una famiglia riesce a costruirsi giorno dopo giorno, a suon di mutui e sacrifici. L’argine della Brana, dal Ponte di Berlicche verso Ferruccia, che si sgretola davanti agli occhi senza sonno di Irene Catalano. Impossibile anche solo pensare di dormire quando tra il torrente in piena e le case, ormai non resta che un lembo di terra. Sembra stare in piedi per miracolo quell’argine. In queste due storie, in queste due donne – Barbara e Irene – c’è tutto il dramma delle continue emergenze che la Piana è costretta a sopportare. La scorsa notte non è stata diversa da quelle del 30 gennaio, del 5 gennaio, del 21 ottobre, del 18 marzo. E intanto si registrano cedimenti arginali sullo Stella, a Casini. Ma il conto dei danni è destinato ad allungarsi parecchio. La Brana è ormai un torrente tra un mare di teli: quelli in nylon che la Provincia posiziona in somma urgenza quando vien giù la terra. Dovrebbero servire per mettere in sicurezza l’area in attesa dell’intervento risolutivo, e invece vengano lasciati lì per mesi. Alcuni anche per anni. Ne hanno portato uno vicino al Ponte di Berlicche anche martedì notte. Lo hanno messo sopra a un altro già presente, e questo fa capire quanto sia critica la situazione. C’è un’unica paura qui. Che l’argine rompa e si porti via la casa di Irene e quelle delle altre famiglie che vivono in zona. È un timore costante dall’alluvione del Natale 2009, in seguito alla quale furono previsti dei lavori di ripristino. Sono passati più di 4 anni da allora e quegli interventi, salvo intoppi, arriveranno soltanto in primavera. «Siamo a febbraio, speriamo di arrivarci alla bella stagione» dicono dalla zona.
Intanto la situazione è drammatica. Qualche chilometro più in là, a Quarrata, a fare i danni peggiori ancora una volta sono stati i fossi minori. Barbara Casini, di via di Brana, vicino a Guado dei Sarti, lunedì sera all’undici e mezzo ha visto l’acqua entrare in casa dal pavimento e salire fino a 13 centimetri. E’ andata a dormire dalla madre col suo bambino di 8 anni. I muri non hanno fatto nemmeno in tempo ad asciugarsi dall’emergenza del 30 gennaio, quando in cucina c’erano almeno 25 centimetri d’acqua. «Stavolta – racconta la donna – è anche fangosa». Pareti impregnate, mobili da buttare: «Non si sa come rimetterla in piedi questa casa, sembra marcire. Non si può vivere così». Come molti altri residenti delle zone a rischio, anche Barbara se potesse farebbe le valige per andarsene altrove. «Al sicuro». «Qui – dice inoltre la donna – non è venuto nessuno ad aiutarci. Mai».
Beatrice Faragli
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