Il Tirreno

Pistoia

Muore nove mesi dopo Inutile risveglio dal coma

Muore nove mesi dopo Inutile risveglio dal coma

La vittima ha subito un doppio incidente: il secondo avvenne sull’A11 mentre l’ambulanza portava Romano Biagini al Cto. La Procura della Repubblica ha disposto l’autopsia

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PISTOIA. «Tre mesi di coma. Gli mettevamo la musica, gli parlavamo. Poi si è svegliato. Era consapevole della gravità delle sue condizioni. Non siamo mai riusciti a farlo partire realmente con la riabilitazione, perché pochi movimenti erano sufficienti a rischiare un arresto cardiaco. Poi, le condizioni di Romano sono peggiorate e non c’è stato niente da fare».

Petronila De Jesus Biagini ha appena sepolto il marito e ha poca voglia di pensare a beghe legali, ma la magistratura - su disposizione del magistrato di turno, Luciano Padula - alla notizia della morte di Romano Biagini ha disposto l’autopsia, chiedendo la rogatoria a Firenze. Biagini, 75 anni, era ricoverato da agosto a Villa delle Terme, all’Impruneta, dopo tre mesi trascorsi al Cto di Careggi.

La particolarità, se così vogliamo chiamarla, di questa storia? Biagini aveva subìto un incidente il pomeriggio del primo maggio 2013: un frontale tra il suo motorino e una Fiat Panda, all’altezza di Ponte alla Pergola. L’ambulanza della Misericordia di Pistoia che lo stava trasportando a Careggi in codice rosso (era gravemente ferito) ha avuto un altro incidente in autostrada. All’altezza dei lavori in prossimità del casello di Prato Ovest il mezzo ha urtato un paletto presente nel restringimento della carreggiata. «Sappiamo - afferma la signora Petronila, di origini dominicane, sposata dal 1995 con Biagini - che si è trattato di un incidente lieve. I tempi del ricovero si sono comunque allungati. Mio marito aveva avuto il primo incidente alle 16 ed è arrivato al Cto alle 19».

La famiglia Biagini ha sporto denuncia per lesioni colpose (ora trasformata in querela per omicidio colposo) solo nei confronti del conducente della Fiat Panda. «Noi - spiega l’avvocato Marco Scarabottolo, del Foro di Empoli, che segue la causa insieme alla collega Serena Masi del Foro di Firenze - abbiamo presentato a suo tempo una querela per lesioni colpose. Il pm Claudio Curreli ha aperto un procedimento penale. L’ipotesi di reato è ora passata da lesioni a omicidio colposo nei confronti dell’automobilista. Riteniamo che le lesioni siano compatibili con lo scontro avvenuto in via Fiorentina: aveva la parte sinistra del corpo gravemente danneggiata, dall’occhio alla mandibola, il femore, il bacino e un polmone collassato».

«Non è mai riuscito a “riemergere” - afferma la signora Petronila - e lo stesso primario del Cto, la prima sera, mi disse che le sue condizioni erano molto gravi. Si era svegliato ed era consapevole di come stava. Si commuoveva pensando alle sue condizioni. Io non volevo mai lasciare il suo fianco. Ho studiato da operatore socio sanitario, ho chiesto al dottore se era possibile provvedere alla sua igiene. Mangiavo un po’ e poi tornavo nella sua stanza. Gli dicevo: «Sei una roccia», ce la puoi fare. Apriva gli occhi e mi sorrideva». Ma sentiva che non era vero. Un dispiacere per una moglie abituata a ricordare un marito «attivo, che non sapeva stare fermo. Era in pensione dalla Mas (i coniugi Biagini vivono a Bottegone, in via Cason dei Capecchi, ndr) e si teneva occupato facendo giardinetti». Ricorda bene quel giorno, su cui la magistratura ha deciso di indagare disponendo l’autopsia per accertare le cause del decesso. «Stava andando a trovare i fratelli, come ogni giorno di festa. Dopo pranzo aveva preso il motorino e viaggiava verso Pistoia. Doveva intervenire l’elicottero per portarlo a Careggi dopo l’incidente, ma quel giorno pioveva sabbia e non poteva volare».

Tiziana Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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