La manifestazione
Pansa: indispensabile vendere la Breda
«L’azienda ferroviaria mette a repentaglio i conti di Finmeccanica. Il futuro? Lavoriamo a più ipotesi». Bini: parli il governo
PISTOIA. AnsaldoBreda «rischia di mettere a repentaglio il futuro di Finmeccanica», per questo deve essere venduta. Mai così netto, l'amministratore delegato di Finmeccanica, Alessandro Pansa, che ieri è stato ascoltato dai deputati della commissione Attività produttive di Montecitorio. Ma la tesi è comunque quella che l’ad di Finmeccanica va ripetendo da mesi: AnsaldoBreda così com’è non può andare avanti e Finmeccanica non ha la forza né la convenienza di rilanciarla. A confermare le sue parole, l’ad della holding pubblica si è limitato a ricordare le ultime cifre di bilancio del gruppo, quelle di settembre 2013, che fanno registrare un risultato lordo (Ebita) negativo per 93 milioni di euro. Dati negativi che – proiettati sui prossimi mesi – rischiano, secondo l’ad, di pregiudicare i sacrifici già compiuti dai lavoratori di aziende come Selex ed Eutelia, che hanno consentito a Finmeccanica di salvaguardare i propri conti.
Ieri Pansa si è anche sbilanciato sui possibili futuri di AnsaldoBreda. Un polo ferroviario italiano, ipotesi sostenuta dai sindacati e avanzata dallo stesso premier Letta? Pensa ha detto di non essere contrario ma ha chiarito che guidare un'operazione del genere «non spetta a Finmeccanica». E neppure un’altra azienda italiana, visto che il resto del settore ferroviario italiano è in condizioni anche peggiori di AnsaldoBreda.
E allora? Pansa non esclude l'intervento di un soggetto esterno che possa intervenire a sanare la situazione dell’azienda ferroviaria pistoiese-napoletana, parla di un «soggetto più ampio, italiano o internazionale, per consentire quello che Breda da sola non è in grado di fare».
«Stiamo lavorando - prosegue - a più di una operazione possibile per preservare gli stabilimento, i dipendenti e la capacità produttiva in Italia, mantenendo in Italia la capacità di progettazione, ma fuori dal nostro paese la produzione di motori e parti della carrozzeria».
L’ad di Finmeccanica ieri ha anche sottolineato la totale sintonia con il governo sul piano industriale di Finmeccanica. Una novità per i tanti, a Pistoia, che hanno cercato finora di far leva su un governo ritenuto più “morbido” di Finmeccanica circa le sorti dell’azienda ferroviaria. Ed è proprio su questo punto che ha insistito, dopo l’audizione, la parlamentare pistoiese Caterina Bini (Pd) membro della commissione. «Le posizioni di Finmeccanica, espresse per bocca del suo amministratore delegato, paiono fin troppo chiare. Qual è invece la posizione del Governo? Pansa ha detto che il governo condivide, ma che comunque Finmeccanica non può fare l'interesse pubblico, ma sostanzialmente deve fare quello degli azionisti internazionali. Quindi cosa ne è della politica industriale del paese? Il ferroviario ne fa parte? Per fare chiarezza su questi punti, ho chiesto ufficialmente al presidente della commissione Epifani di invitare il governo a riferire su questo».
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