Il Tirreno

Pistoia

Subito in pensione per il bene della scuola

Insegnante rinuncia a un terzo dell’assegno e decide di non aspettare i 66 anni per lasciare il lavoro

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AGLIANA. «È assurdo trovarsi a lavorare fino a 66 anni di età con classi di bambini che ne hanno 3». A parlare è un'insegnante della scuola dell'infanzia statale, che, a 60 anni e con 35 anni di servizio alle spalle, diversamente da quanto pensava, si è trovata a dover rimandare il momento della pensione. Vera Scoscini presta servizio dal 1977 e nel 2012 era sicura che per lei fosse giunto l'anno del meritato riposo: «Purtroppo - spiega l'insegnante - a causa della riforma Fornero, ho scoperto improvvisamente che di anni per la pensione ne mancavano 5 in più del previsto e che avrei dovuto lavorare fino al 2017». Il problema, oltre al fatto di vedersi sfuggire un diritto che sembrava acquisito, prosegue, «è legato anche all'energia che un'attività di questo tipo richiede e che va diminuendo con l'età. Tutto questo si ripercuote poi sulla qualità dell'offerta formativa ed è impensabile che una persona si trovi ad operare nella scuola dell'infanzia ad oltre 65 anni di età». Vera, dunque, dopo la shock legato alla scoperta di non poter andare in pensione nel 2012, si è trovata ad un bivio: «informandomi e cercando di capire come reagire a questa circostanza, che ritengo un'ingiustizia, ho scoperto che invece di continuare a lavorare fino al 2017, avrei potuto scegliere di andare in pensione rinunciando a circa il 30% dell'importo mensile previsto a cose normali». Dopo 2 anni di servizio in più (quelli dal 2012 al 2014) rispetto a quanto aveva calcolato inizialmente, l'insegnante ha scelto di andare in pensione da quest'anno. Vera, concluderà, infatti, l'anno scolastico in corso e non rientrerà in servizio il prossimo settembre. «Alla fine ho scelto di rinunciare al 30% dell'importo mensile della pensione, maturando una decisione sofferta proprio in questi ultimi 2 anni di lavoro. Seguire 25 bambini che vanno dai 3 ai 5 anni è un lavoro difficile e impegnativo, che va fatto nel pieno delle forze». Nella stessa situazione, ricorda Vera, si sono trovate dal 2012 ad oggi, molte altre persone: «così si toglie dignità al lavoro. È un problema che riguarda anche la qualità dell'attività che svolgiamo verso i bambini e le famiglie. Poi se noi siamo costretti a rimandare il momento della pensione, i giovani non possono entrare al nostro posto». Questo meccanismo introdotto dalla riforma del ministro Fornero per l'insegnante coinvolta, «dopo anni di lavoro è ingiusto. Chi, stando al Governo ha promosso queste leggi, doveva perlomeno capire gli effetti reali sulle persone».(t.a.)

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