Lutto
Nell’area dell’Alta Toscana la forza che porta il rilancio
Il presidente della Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia: «Ci sono tutti gli elementi per un sistema integrato che ridia slancio a produzione e lavoro»
LUCCA. Un sistema economico integrato che metta insieme, con le dovute infrastrutture, quanto di meglio hanno da offrire i territori dell'Alta Toscana in fatto di produzione, commercio, turismo, arte, cultura, enogastronomia, stili di vita. E' questo il grande tema che si pone per poter immaginare un futuro che sappia resistere ad una crisi che, giunta al sesto anno, ha determinato un profondo cambiamento socio-economico: un punto di non ritorno che modifica radicalmente anche le realtà locali, alle quali si chiede ora di ripensarsi e riorganizzarsi per vincere la sfida della competizione globale ed evitare il definitivo declino. Dall'osservatorio privilegiato che ha alla guida della più grande banca della Toscana settentrionale, la Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia, il presidente Alessio Colomeiciuc prova a lanciare il sasso nello stagno ponendo sul tavolo il tema, non più eludibile, di come affrontare il profondo cambiamento.
«Monitoriamo con attenzione tutti i segnali che arrivano per capire se davvero siamo di fronte all'auspicata ripresa- dice Colomeiciuc - ma si conferma il timore di essere di fronte ad un vero cambiamento, più che a una crisi. E da territori caratterizzati al 95% da attività di microimprese le indicazioni che arrivano non inducono all'ottimismo. Del resto la conferma arriva da anni di saldo negativo tra aperture e chiusure di aziende in un'area dove il valore aggiunto arriva per il 25% dal settore manifatturiero e per circa il 65-70% dal terziario (commercio, turismo, servizi). Nell'industria regge il distretto cartario che però sembra giunto alla sua maturità, mentre soffrono quelli del calzaturiero e degli oli per uso alimentare. Nel mondo dell’artigianato, che rappresenta oltre un terzo di tutte le imprese attive, si avverte una crisi drammatica. L'impressione complessiva è di essere di fronte ad una destrutturazione dei sistemi economici tradizionali che impone una ristrutturazione che solo in piccola parte può dipendere da scelte locali. Bene, quelle scelte devono essere giuste ed efficaci. Lucca ha resistito meglio di altre zone fino a due-tre anni fa, ma adesso è pienamente coinvolta nella crisi. Per uscirne ciascuno deve fare la sua parte in un disegno di rilancio complessivo».
La parte della banca qual è? Cosa fate per sostenere l'economia?
«La banca è una sorta di termometro che misura la febbre in tempo reale al territorio. Nonostante il consistente ammontare di impieghi che continuiamo ad erogare nelle nostre zone, crescono vertiginosamente le sofferenze e i crediti deteriorati. Del resto i dati che anche Il Tirreno ha pubblicato su fallimenti e richieste di concordato parlano chiaro. In questo quadro, la banca deve necessariamente mirare il suo intervento per sostenere il "merito creditizio" che emerge dal rating delle aziende. Ed il rating è il linguaggio nuovo del rapporto banche-imprese, in grado di influenzare anche il costo del finanziamento, per cui i clienti della Cassa di Risparmio devono imparare a conoscerlo e utilizzarlo, anche attraverso un progetto denominato “bancabilità” che prevede apposite e preventive simulazioni. Se l'azienda è sana e ha futuro, può essere certa del nostro aiuto. Ma quante imprese oggi hanno merito creditizio? Inoltre per facilitare il dialogo fra banca e impresa occorrono progetti sostenibili e in questo un ruolo chiave possono esercitarlo i professionisti, i commercialisti in particolare, la cui formazione ha fatto a Lucca passi avanti evidenti, grazie anche al particolare impegno della presidente dell'Ordine, Carla Saccardi».
Quanto conta la presenza nel vostro Cda dell’imprenditore lucchese Luigi Lazzareschi, la cui è azienda è al top nel campo della produzione cartaria?
«Il supporto di una persona come Lazzareschi è decisivo: partecipa intensamente alle vicende del territorio e fin dall’inizio si è messo completamente a disposizione, nella sede di piazza S. Michele, per raccogliere le esigenze di chi fa impresa e immaginarne le prospettive di sviluppo. Grazie anche alla sua esperienza, siamo in grado di sostenere tutto ciò che è possibile, ma gli operatori devono capire che non possono fare a meno di puntare sulla internazionalizzazione del prodotto e sulla innovazione, alzando la soglia della qualità. Ci aiutano in questo compito l'Università di Firenze e l'Istituto S. Anna di Pisa con i loro esperti che valutano la qualità delle idee».
Devono muoversi soltanto banche, aziende e professionisti?
«No, pesa moltissimo l'azione dei soggetti politici e istituzionali. Lucca può contare su una solida e attrezzata classe dirigente, in grado di gestire la necessaria metamorfosi potenziando il dinamismo economico e mettendo a frutto la capacità di valorizzare le proposte nel campo della cultura e dell'arte».
La sinergia tra imprenditori, mondo bancario, esperti e istituzioni può essere sufficiente per evitare il declino?
«No, potrebbe non bastare. Ecco perché comincia a prendere corpo il progetto di rafforzare gli sforzi di territori contigui, aperti a nuove relazioni e collaborazioni nell'area dell'Alta Toscana».
Cosa intende di preciso?
«Nella nostra regione al momento ci sono due poli dinamici: la città metropolitana di Firenze e l'asse dell'area tirrenica settentrionale, con Pisa al centro. Qui si è già cominciato a cambiare il modello di sviluppo, puntando molto, ad esempio, sulla green e soft economy, sul manifatturiero di qualità, sui servizi e sul turismo. Bene, io dico che c'è un filo che lega il terzo polo dell'Alta Toscana e va lungo l'autostrada A11, da Prato fino a Carrara, passando per Pistoia, Lucca, Viareggio e Massa. Ci sono 1milione e 150mila persone, e 115mila imprese, oltre un terzo delle quali nel campo dell'artigianato. A questi territori non manca nulla per puntare al rilancio: ci sono due città d'arte come Lucca e Pistoia, c'è il mare di Viareggio e Forte dei Marmi, ci sono colline e montagne, le terme di Montecatini e Bagni di Lucca, l'Alta Formazione dell'Imt, Fondazioni e istituzioni civili di primo livello. Adesso potrebbe svilupparsi un inedito impegno per potenziare questa straordinaria piattaforma produttiva e di eccellenze manifatturiere, agroalimentari, turistiche e commerciali, che può fare dell'Alta Toscana una grande area forte dell'Europa, in grado di reggere il paragone con Firenze e il Chianti da una parte e l'area tirrenico-pisana dall'altra. Serve un meccanismo virtuoso di collaborazione e integrazione, che aiuti a superare diffidenze o sterili contrapposizioni».
Come si fa a parlare di "area forte" quando tra Pistoia e Viareggio si viaggia sul binario unico e quando la rete infrastrutturale continua ad essere del tutto carente?
«Proprio l'impegno per la realizzazione della rete di collegamento e di approdo deve essere il punto di partenza dell'Alta Toscana. Vanno sostenuti e incalzati gli amministratori che si spendono per il raddoppio della linea ferroviaria e deve essere verificata la possibilità di realizzare nella zona di Capannori un vero e proprio snodo intermodale di area vasta tra lo scalo merci e l'aeroporto di Tassignano, che potrebbe diventare un punto di approdo strategico molto importante. Accanto all'impegno per infrastrutture, deve poi crescere il lavoro per radicare l'esperienza dell'Imt e per creare organismi mirati per la formazione professionale, necessaria ad un artigianato che si salva solo se punta sulla qualità e l'innovazione. Per niente secondari sono poi gli sforzi per valorizzare l'eccezionale filiera agroalimentare di cui disponiamo, fonte di grande attrattiva turistica, come l'arte e la musica che possono offrire Lucca e altri centri dell'Alta Toscana. Capisco che quella che abbiamo di fronte è una difficile e inedita sfida, ma possiamo provare ad affrontarla e vincerla. Intanto cominciamo a ragionarne».
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