Il Tirreno

Pistoia

La Piana sott’acqua accusa i nuovi vivai «Ma sono regolari?»

di Beatrice Faragli
La Piana sott’acqua accusa i nuovi vivai «Ma sono regolari?»

I racconti dell’ultima emergenza all’assemblea di Olmi «Servono idrovore fisse e calle vicino alla Querciola»

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QUARRATA. «Costretti a mettere in svendita le case e a scappare». A «costruire dei muri davanti al portone». A «subire 3 emergenze in dieci mesi». E non perché esondi un torrente oppure rompa un argine, ma per via dei fossi minori al collasso alla prima pioggia abbondante. A pagare sono sempre i cittadini.

«Ho visto arrivare l’acqua e ho vissuto l’impotenza di non poter far niente - racconta Alessandro Cioni, dell’Antico forno di Vignole, sugli allagamenti del 30 e del 31 gennaio – Ho messo i sacchi dentro e fuori, ma l’acqua – dice - passava da sotto il pavimento. A un certo punto non sapevo più che fare. Non vedevo nessuno. Ero in totale abbandono».

La testimonianza è arrivata giovedì sera insieme a molte altre, durante l’assemblea organizzata dai Comitati contro le alluvioni della Piana e da Legambiente grazie all’impegno di Daniele Manetti, di Niccolò Lucarelli e dei cittadini attivi sul fronte del pericolo idraulico. Circa 250 le persone che hanno affollato la sala del Parco Verde, con nomi come quelli di Franco Gaiffi, di Carlo Amadori e di Oreste Vannucci da sempre presenti quando si parla di Ombrone e Quadrelli.

Oltre al contributo di Cioni, sono state raccolte altre testimonianze, da Barba fino a Caserana. Le risposte arrivate dall’amministrazione comunale però, non sono piaciute. C’è chi ha definito l’intervento del sindaco Marco Mazzanti (cha ha raccolto l’invito a partecipare insieme al vicesindaco Gabriele Romiti) l’ennesimo “scarica barile tra enti”. «Le responsabili della gestione dei torrenti sono le Province (Pistoia e Prato, ndr) e per loro la priorità non è la frazione di Vignole o quella della Caserana, ma la città di Firenze – ha detto il sindaco - Le idrovore - inoltre - le attiva la Provincia, non il Comune».

È però il Comune a dare i permessi per i tanti vivai nati sul territorio e quindi per rialzare i terreni. Su questo hanno puntato il dito alcuni cittadini. «Prima di 2 anni fa – dice Franca Caramelli, di Vignole (ma la stessa denuncia arriva anche da via Nuova e da altre zone)– qui l’acqua non s’era m’hai vista. Ora, invece, le nostre strade si allagano sempre. Terreni impermeabilizzati, vasetteria, costruzioni rialzate: sono regolari?».

Stessa testimonianza da via del Cantone. «Noi – ha risposto il sindaco – diamo permessi in base ai progetti. Se poi c’è chi fa dell’abusivismo …». Un cittadino inoltre ha chiesto di bloccare i nuovi vivai almeno fino a quando non sarà pronta la cassa d’espansione della Querciola. I lavori sono cominciati proprio in questa settimana (dovevano partire lo scorso settembre). Tale opera, sostiene il sindaco in base a ciò che dicono i tecnici, risolverà gran parte dei problemi per quanto riguarda gli allagamenti dovuti ai fossi minori. «Almeno il 70%» dice Romiti. Per una parte della cittadinanza però, quell’invaso non servirà affatto alla Senice e a via di Mezzo.

«A giugno – spiega poi Mazzanti – cominceranno i lavori per la cassa d’espansione ai Laghi Primavera», fondamentale per trattenere acqua a monte. Giovedì sera inoltre, i cittadini hanno segnalato la cattiva gestione dell’ ultima emergenza, tanto che, raccontano i testimoni, sono stati gli stessi residenti a cercare le transenne e a bloccare le strade allagate in alcune zone, come Vignole. E poi: ballini che non arrivano e idrovore portate a distanza di molte ore.

Ma il vero problema – come ha detto Oreste Vannucci, Caserana - resta la prevenzione, che non c’è. Si opera solo in emergenza. E là dove c’era qualcosa di buono, come le calle, è stato spazzato via dagli interventi dell’uomo. «Vogliamo – ha detto Oreste – che alla cassa della Querciola vengano affiancate minimo 3 calle, funzionali al cento per cento, come prima. Quei signori hanno chiuso le precedenti con i nostri soldi e a nostro danno». E ancora: «Se per quella pisciata d’acqua c’hanno messo 3 o 4 giorni ad asciugare, in caso d’alluvione quanto ci metteranno? L’acqua va tutta alla Caserana e da lì non si muove: il paese rischia la catastrofe».

Oltre alle calle, dai Comitati sono arrivate altre richieste. Una, riportata da Lucarelli, è sul posizionamento di idrovore fisse nei corsi d’acqua. Anche Daniele Carradori, residente di via di Mezzo, ha chiesto una idrovora di portata adeguata - «non piccola come l’attuale»- per la Senice. Un’altra, avanzata da Manetti giovedì sera (già protocollata in Comune lo scorso ottobre) e bocciata in diretta dal sindaco che rivendica l’esistenza dei canali istituzionali per fronteggiare la situazione, riguarda l’istituzione di un osservatorio tecnico (a Pistoia, ad esempio, hanno quello sul vivaismo) per monitorare e registrare tutto ciò che attiene al rischio idraulico a Quarrata, formata da professionisti ma anche da cittadini. Durante la serata, infine, sono stati proiettati i filmati registrati dai droni (piccoli velivoli senza pilota) durante l’ultima emergenza, che mostrano la Piana ridotta a una distesa d’acqua.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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